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Distinzioni tipologiche e strutturali


                 La flotta di Miseno era composta di circa un centinaio
               di unità, stando almeno a quanto si è riusciti a valutare
               dalle fonti con un attento lavoro d’indagine . Le navi non
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               erano, ovviamente, tutte identiche, come del resto non lo
               sono neppure oggi in una qualsiasi flotta, ma risultavano
               ampiamente differenziate in relazione all’impiego previsto.
               In linea di larga massima le navi più grandi erano, e pe-
               raltro sono ancora, le più potenti. In alcuni casi, tuttavia,
               le dimensioni minori derivavano dall’esigenza di ridurre
               il rapporto peso-potenza a beneficio della velocità. Scopo
               che in particolari circostanze veniva pure perseguito rad-
               doppiando gli uomini di ogni remo. Stando ai memorialisti
               coevi le unità romane da combattimento, e prima di loro
               quelle greche, si distinguevano in base agli ordini di remi,
               al loro numero ed a quello dei vogatori per ciascun remo.
               Le ultime due connotazioni, almeno fino ad un certo mo-
               mento, possono ritenersi equivalenti.
                 Alcune recenti ricerche hanno dimostrato che nell’età
               classica vigeva anche un sistema ibrido per cui, mentre il
               numero totale degli ordini di remi non superò mai il tre,
               gli uomini ad essi destinati arrivarono finanche a sedici, se-
               condo particolari suddivisioni. Navi tanto leggere e sottili   Questo l’organigramma relativo:
               con tanti uomini ai remi, riuscivano a raggiungere velocità
               sorprendenti, che però potevano mantenere per pochissi-     CLASSE        CONSISTENZA           NOME
               mi minuti. Studi accurati ed attendibili forniscono valori
               prossimi agli 11.5 nodi, pari a circa 21 km/h. Velocità che   libuRne           11
               poteva, sia pur di poco, accrescersi ancora spalmando di     tRiRemi            50
               grasso l’opera viva, in maniera da ridurne sensibilmente la                                   Fides, Vesta,
               resistenza idrodinamica, e forse utilizzando insieme le vele                    8           Minerva, Dacicus,
               ed i remi. Essendo comunque la velocità funzione del nu-   quADRiRemi                       Fortuna, Annona,
               mero dei vogatori, appare ovvio che la basilare suddivisio-                                 Libertas, Olivus
               ne del naviglio militare derivasse dal loro numero e magari   PentARemi         1
               dalla loro distribuzione per ciascun remo, piuttosto che     esARemi            1
               dagli ordini di remi. Tenendo conto di ciò è interessante
               osservare che così è stata ricostruita la suddivisione tipolo-  Volendone precisare meglio la suddivisione tipologica, le
               gica della flotta di Miseno ai giorni di Plinio.        liburne, mosse da un duplice ordine di remi, erano le più
                 La flotta di Miseno, per quanto è stato possibile dedur-  leggere e semplici, una sorta di cacciatorpediniere dell’epo-
               re dai riferimenti storici, contava almeno un centinaio di   ca, copiate da quelle usate dai Liburni, antica popolazione
               unità che andavano dalle liburne a due soli ordini di remi   dell’Illiria, stanziata in origine lungo l’intera costa adriatica
               alle esaremi. Dopo una certosina ed analitica indagine   orientale, dedita con le sue sottile e veloci imbarcazioni alla
               sulle epigrafi e sulle fonti letterarie ed iconiche, di buona   pirateria. Per larga massima la liburna era lunga una trentina
               parte delle unità operative nel I secolo, si è individuato il   di metri circa e larga poco più di quattro, con un disloca-
               nome e la classe .
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                                                                       In alto: epigrafe citante la trireme Fortuna. Museo Nazionale Arche-
               36   Al riguardo cfr. D. CARRo, Classica..., cit., vol. XI, pp. 191 e sgg.  ologico di Civitavecchia.
               37   Le indicazioni sulla tipologia e sui nomi delle unità romane sono   Nella pagina a fianco: piani di costruzione di una triremi e disposizio-
               state tratte da a G. RACe, L’Impero sommerso, Bacoli 1983.  ne dei rematori sulle varie unità.





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