Page 98 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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mento presunto di circa 150 t. Il suo equipaggio doveva ag-
girarsi intorno ai 170 uomini, dei quali 150 tra ufficiali e vo-
gatori ed i restanti soldati. Per quanto si è potuto calcolare la
sua velocità doveva toccare i 10 nodi, se non di più, sia pure
per pochi minuti, restando comunque la nave da guerra più
rapida. Di esse a Miseno se ne sono individuate una dozzina.
Quanto alle triremi, che costituivano il nerbo della flotta,
derivavano la loro forma e struttura dai precedenti arche-
tipi greci, appena snelliti ed alleggeriti. In pratica la nave
misurava circa 40 m di lunghezza e 5.5 m di larghezza, di-
mensioni sostanzialmente identiche a quelle delle galere di
età moderna, a loro volta lunghe circa 50 m e larghe 4.5 m.
Il suo pescaggio era estremamente ridotto, forse di poco
più di un metro, all’incirca lo stesso valore dell’altezza del-
la coperta sul galleggiamento. La sua dislocazione pertanto
oscillava tra le 240 e le 250 tonnellate con un equipaggio
di 230 uomini dei quali circa 170 addetti ai remi, una ven-
tina tra ufficiali e marinai ed i restanti soldati. Al comando
dell’unità stava un trierarca, grado correntemente equipa-
rato a quello di centurione nelle legioni. Stando alla solita
puntigliosa analisi delle fonti, il numero delle triremi della
flotta di Miseno deve stimarsi compreso fra la sessantina ed
il centinaio di unità.
Venivano poi le quadriremi il cui numero non doveva ec-
cedere al massimo la dozzina, di cui otto sicuramente ope-
rative. Da un punto di vista strettamente strutturale non
sappiamo con assoluta precisione come fossero disposti i
rematori a bordo delle quadriremi romane, ma appare plau-
sibile, come già delineato, che vi fossero soltanto due ordi-
ni di remi con due vogatori per remo. Rilevante perciò la
potenza motrice disponibile e la maggiore stabilità derivan-
te dal maggior peso e pescaggio. Caratteristiche che oltre a
rendere la tipologia ideale come trasporto, l’avrebbero con-
fermata come la più resistente in condizioni di mare pertur-
bato. Navi quindi idonee a manovrare anche in circostanze
critiche, quali ad esempio quelle di sbarco su coste nemiche
o, al contrario, di evacuazione. Si spiegherebbe così il loro
contenuto numero, appena una decina, a fronte delle oltre
50 triremi. Troppe poche se unità da battaglia maggiorate
ma decisamente sufficienti come trasporti, dotate forse pro-
prio perché tali di un discreto armamento balistico. Quanto
all’unica quinqueremi, o pentaremi, ed all’altrettanto unica
esaremi vanno considerate delle unità di rappresentanza di
scarsissimo impiego militare.
A fianco: ricostruzione di liburna in navigazione.
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