Page 182 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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            Cima d’Asta, l’Altopiano di Asiago, i Monti Berici, i Colli Euganei e la città di
            Rovigo. Per la prima volta l’arma aerea avrebbe operato in modo prettamente auto-
            nomo rispetto alle forze di superficie, una circostanza che Armani non mancò di sot-
            tolineare nella conferenza iniziale, tenuta a Padova il 15 settembre 1927, precisando
            però che il concetto di autonomia andava sempre e comunque interpretato in termini
            di concorso, sia pure indiretto, allo sforzo comune:

               … non si vuole intendere, come talvolta è accaduto in passato ed ancora oggi accade, che
               le operazioni dell’Armata Aerea abbiano luogo all’infuori del quadro generale, comples-
               sivo degli altri episodi della guerra terrestre e navale, ma soltanto che, giustamente inqua-
               drate in tale complessa trama, possono svolgersi con razionale, ampia libertà d’azione,
               per concorrere, con la loro nuova e potente espressione, il più delle volte indirettamente,
               all’esito felice delle altre operazioni sulla terra e sul mare … . 1


               Inoltre, dal momento che, soprattutto per la caccia e il bombardamento le diretti-
            ve di impiego erano ancora in via di definizione, le manovre furono concepite come
            un momento di sperimentazione sul campo delle soluzioni allo studio. Come tali
            avrebbero quindi avuto un’impostazione diversa da quella tradizionale, proponen-
            do non un confronto continuato nel tempo, con la proclamazione finale del partito
            vincitore, ma la successione di singoli momenti di guerra aerea, a sé stanti, dai quali
            ricavare gli insegnamenti del caso.
               Le unità aeree del partito “azzurro”, affidato al generale di brigata aerea Francesco
            Vece mentre il partito “rosso” era guidato dal parigrado Vincenzo Lombard, aprirono
            le ostilità con un attacco notturno alla base aerea di Aviano portato da 10 Ca.73 del 7°
            Stormo, prendendo l’avversario di sorpresa nonostante vi fosse il presupposto di una
            situazione internazionale già ai limiti della rottura, e ottenendo il risultato di rendere
            il campo inservibile per almeno ventiquattro ore, sia pure al prezzo di perdite non in-
            differenti. Verificata così l’importanza di una decisa azione di controaviazione al fine
            di assicurarsi un significativo vantaggio iniziale, e ribadita di contro la necessità di
            adottare tutti quei provvedimenti necessari a contenere l’effetto di una tale mossa, non
            escluso l’abbandono delle basi aeree del tempo di pace, lo scenario disegnato a tavo-
            lino prevedeva l’impiego di reparti da caccia per mantenere la superiorità aerea lungo
            il fronte, tema che non poté essere sviluppato nella maniera voluta per il peggiorare
            delle condizioni atmosferiche. Si ebbe però la conferma che alle crociere di sbarra-
            mento era preferibile un impiego concentrato nel tempo e nello spazio, alla ricerca di
            una superiorità aerea temporanea e localizzata nel settore di maggiore interesse ai fini
            dell’andamento generale delle operazioni, evitando una inutile dispersione di forze.
            In proposito fu verificata l’opportunità di un impiego a massa e da posizione centrale
            dei reparti da caccia, arrivando alla conclusione, dettata anche dall’indisponibilità

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               Ministero dell’Aeronautica, Ufficio di Stato Maggiore, 1° Reparto Operazioni, Relazione sulle eser-
               citazioni aeree, Provveditorato Generale dello Stato, Roma, settembre 1927, Archivio Ufficio Stori-
               co Stato Maggiore Esercito (AUSSME), Rep. G-28, Fasc. 73, Campi e manovre.
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