Page 185 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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            una storia inCompiuta. potere aereo e dottrina d’impiego in italia dal 1923 ad oggi


               ostacoli, sorvolerà così inaspettatamente e velocemente tutti gli appostamenti difensivi,
               da rendere molto difficoltosa l’esecuzione del tiro da parte delle mitragliatrici e special-
               mente dei cannoni antiaerei. Gli apparecchi del 13° stormo mantennero, invece, una quota
               assai pericolosa, agli effetti dell’avvistamento e del tiro avversario, allontanandosi così
               dai criteri, che sembrano i più sani, per l’impiego dell’aviazione a volo rasente.

               Si era avuta insomma un’azione di bombardamento a bassa quota, con tutte le
            conseguenze del caso dal momento che i velivoli erano rimasti esposti al fuoco delle
            mitragliatrici della difesa. Di qui i dubbi sull’opportunità di questa forma di impiego,
            con la conclusione di ricorrevi per il momento solo in situazioni eccezionali e senza
            alcuna sistematicità, continuando però a studiare il problema.
               Le grandi manovre del 1927 valsero soprattutto a verificare il livello di prepara-
            zione dei reparti e l’idoneità del materiale di volo a pochi anni dalla costituzione del-
            la Regia Aeronautica, prendendo a riferimento l’esperienza fondante della Grande
            Guerra. Possono quindi essere viste come il tentativo di determinare la situazione
            iniziale a partire dalla quale elaborare una dottrina di impiego, intendendo con que-
            sto il complesso di procedure e tattiche con cui tradurre in atto una teoria della guerra
            aerea che, almeno formalmente, era e rimaneva di stampo “dohuettiano”. Un ulte-
            riore passo in avanti avrebbe dovuto essere fatto nel 1928, approfondendo l’analisi
            delle soluzioni sperimentate l’anno precedente, ma le condizioni di efficienza dei
            reparti, condizionate dal cattivo stato del materiale di volo, portarono prima a limi-
            tare la portata delle manovre, cancellando la fase a partiti contrapposti e lasciando la
            sola fase di mobilitazione e radunata, e poi ad annullarle del tutto sostituendole con
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            una esercitazione dei quadri.
               Il tema da sviluppare, lo stesso previsto per le esercitazioni reali poi annulla-
            te, prevedeva che i due partiti si fronteggiassero lungo una linea che attraversava
            l’Italia seguendo l’Appennino Tosco-Emiliano. Il partito rosso, che rappresentava
            lo “stato del sud” ed era guidato dal generale di brigata aerea Francesco De Pinedo,
            per compensare la forte inferiorità numerica avrebbe attaccato i campi d’aviazione
            della pianura emiliana e lombarda nella prima notte di guerra, allo scopo di impedire
            le operazioni di radunata, e a questa azione di controaviazione preventiva avrebbe
            affiancato un’operazione di interdizione non convenzionale, infiltrando con idrovo-
            lanti dei nuclei di sabotatori con il compito di far saltare i ponti sul Po. Nei giorni
            successivi De Pinedo, data la manifesta superiorità della caccia avversaria, prevede-
            va di impiegare le sue forze da bombardamento notturno contro obiettivi selezionati,
            innanzitutto i terminali ferroviari ma anche i principali centri industriali, e di utiliz-
            zare i suoi reparti da caccia solo per contrastare i bombardieri diurni dell’avversario.
            Il partito azzurro invece, secondo l’impostazione che alla sua azione avrebbe voluto
            dare il generale di brigata aerea Pietro Oppizzi, puntò a sfruttare la sua superiorità



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               Gianluca Gangi, Alla ricerca di una dottrina. Le manovre della Regia Aeronautica dal 1927 al 1933,
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