Page 190 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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Balbo aveva voluto tenerne l’alta direzione, affidando la direzione delle operazioni al
generale di divisione aerea Giuseppe Valle, con il generale di divisione aerea Oppizzi
e il generale di brigata aerea Lombard a capo rispettivamente del partito A e del par-
tito B. Altrettanto significativa era la mancanza di qualsiasi coinvolgimento delle
altre due Forze Armate, a rimarcare la caratterizzazione puramente aeronautica delle
grandi manovre, finalizzate a verificare la capacità dell’arma aerea di decidere l’esito
del conflitto con una energica e decisa azione sviluppata nella prima settimana di
operazioni. In questa prospettiva il partito A, posto dal tema stesso dell’esercitazione
in una condizione di oggettiva inferiorità, dovendo rovesciare il fronte e rischierare
le sue forze, impiegò i reparti da caccia in compiti di difesa aerea e i bombardieri in
azioni di controaviazione, lasciando spazio soltanto al bombardamento di Firenze
eseguito nella notte sul 28 agosto e il giorno successivo anche con l’impiego di gas.
Il partito B attaccò invece con decisione i gangli vitali dell’avversario e in particolare
la sua capitale, cercando per questa via una rapida soluzione del conflitto in asso-
luta coerenza con le teorie di Douhet. Milano fu quindi bombardata a più riprese,
nella notte sul 30 agosto e poi ancora l’indomani con la luce del giorno, nel quadro
di un’operazione articolata in più fasi che avrebbe costretto alla resa la Nazione A
nell’impossibilità di completare la mobilitazione, a causa della disorganizzazione
dei servizi, e con la popolazione della capitale demoralizzata e terrorizzata.
Nell’esaltare la potenza distruttiva degli attacchi contro-città, portati a quote re-
lativamente basse e affiancando all’uso di ordigni esplosivi e incendiari l’erogazione
di aggressivi chimici, l’atto conclusivo delle grandi manovre del 1931 aveva un chia-
ro fine propagandistico che non deve però far dimenticare lo scopo ultimo di stabilire
la reale efficacia di un’azione mirata a distruggere la volontà di combattere dell’av-
versario. L’azione contro-città avrebbe dovuto essere preceduta da una campagna
di controaviazione, coerentemente con l’affermazione secondo cui «la guerra aerea
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consiste e si esaurisce nella conquista del dominio dell’aria», ma nell’impostazione
dell’esercitazione questa premessa venne data per scontata, assumendo che le forze
attaccanti già avessero la libertà d’azione necessaria. Ci si concentrò quindi sulla
seconda fase della campagna, quella dell’attacco ai centri demografici e industriali,
certo di maggiore impatto sull’opinione pubblica, tratteggiandone una possibile suc-
cessione per fasi che, nel riprendere quel calcolo degli effetti così tipico di Douhet,
era anche un tentativo di tradurre la teoria in dottrina di impiego:
1) – Azione notturna di logoramento mediante il metodico succedersi di squadriglie da
bombardamento intervallate di 5 o 10 minuti contro i punti più vitali del bersaglio. […]
Tale azione preliminare, da condursi con equipaggi ben addestrati, rendendo le varie
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Giulio Douhet, Il Dominio dell’Aria, Libro Secondo, edizione 1932 riproposta dall’Ufficio Storico
Stato Maggiore Aeronautica in Il Dominio dell’Aria e altri scritti, a cura di Luciano Bozzo, Roma,
2002, p. 150: «La guerra aerea consiste e si esaurisce nella conquista del dominio dell’aria; conqui-
stato il dominio dell’aria, le forze aeree devono prefiggersi l’esecuzione di offese contro la superficie
intese a spezzare la resistenza morale e materiale dell’avversario».

