Page 195 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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            una storia inCompiuta. potere aereo e dottrina d’impiego in italia dal 1923 ad oggi


            sizione dominante sulla displuviale. Nel contempo il partito azzurro si rafforzava a
            sua volta su tutta la fronte, non solo in corrispondenza della Futa ma anche sul Giogo
            e nella valle del Santerno, lanciando poi di nuovo all’attacco la divisione celere che
            questa volta riuscì a far arretrare l’avversario e a superare il crinale tra il Setta e il
            Santerno, creando le premesse per il terzo atto delle manovre. Nella giornata del 22
            agosto la pressione degli azzurri venne contenuta da una difesa manovrata, intesa a
            logorare l’attaccante mentre si avvicinava alle posizioni sulle quali il difensore in-
            tendeva resistere a oltranza, ma il giorno dopo il partito rosso fu costretto a ripiegare
            dalla pressione dell’avversario, e questo nonostante la sua aviazione attaccasse gli
            impianti ferroviari di Firenze nel tentativo di ostacolare i rifornimenti alle truppe al
            fronte. L’episodio conclusivo si svolse nella mattinata del 24 agosto, quando il par-
            tito azzurro, impegnando una massa di manovra di sette battaglioni, riuscì ad avvol-
            gere la destra dello schieramento rosso minacciando la strada della Futa. Altrettanto
            rapida e improvvisa fu però la reazione dei rossi, che con l’impiego tempestivo delle
            riserve riuscirono ad arginare lo sfondamento e a ripristinare una situazione di equi-
            librio prima che la direzione decidesse di porre fine alle operazioni.
               Lo scopo di collaudare la nuova dottrina tattica ispirata al movimento e alla ma-
            novra poteva dirsi raggiunto, dal momento che entrambe le parti avevano basato la
            loro azione su questi principi, mirando a riprendere l’iniziativa non appena possibile
            e conducendo nel frattempo una difesa non passiva e inerte ma dinamica e mano-
            vrata. In una battaglia combattuta a colpi di divisione, mentre le divisioni ordinarie
            erano le pedine destinate soprattutto all’attacco di forza, le divisioni celeri erano
            «strumento essenzialmente di rapido movimento e di speditiva manovra», nato dalla
            consapevolezza dell’importanza del fattore tempo nella guerra moderna in cui l’av-
            versario non deve avere il tempo e il modo di rafforzarsi sul terreno, come ebbe a
            dire Grazioli durante il gran rapporto finale.  Se in questa prospettiva la motorizza-
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            zione e la meccanizzazione delle grandi unità erano fondamentali, lo stesso poteva
            però dirsi dell’aviazione, intervenuta nella lotta totalizzando circa 2.000 ore di volo
            e sviluppando un’intensa attività di ricognizione, bombardamento e attacco al suolo,
            nel segno di una concomitanza degli sforzi con le truppe dei due partiti. È comunque
            interessante notare come, nell’analisi dell’andamento delle operazioni proposto dal
            generale di divisione aerea Francesco Pricolo, a cui era stata affidata la direzione
            della componente aeronautica, risalti lo sforzo di ribadire la priorità dell’impiego in-
            dipendente delle forze aeree contro obiettivi in profondità, determinanti ai fini della
            tenuta materiale e morale dell’avversario, mentre l’intervento nell’area della batta-
            glia rimaneva una eventualità destinata a concretizzarsi solo in circostanze particola-
            ri. Pricolo si preoccupò infatti di sottolineare come la vera essenza dell’arma aerea,
            e la sua stessa ragion d’essere, fossero state messe in luce dalle grandi manovre
            dell’estate del 1931:



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                Commento alle grandi manovre pronunziato da S.E. il Generale Grazioli al gran rapporto finale,
               Estate 1934, Appennino Tosco-Emiliano, AUSSME, Rep. L-13, Fondo Grazioli.
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