Page 198 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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               L’analisi del contributo delle diverse specialità sottolineava l’apporto della rico-
            gnizione che, grazie a una efficiente rete di comunicazioni radio aveva permesso ai
            comandi di seguire con continuità l’andamento delle operazioni, costringendo nel
            contempo l’esercito avversario a effettuare nottetempo i movimenti più importanti,
            evidenziava il ruolo della caccia nel garantire alle altre specialità la necessaria libertà
            d’azione, mantenendo localmente un adeguato livello di superiorità aerea, anche se i
            collegamenti tra le diverse formazioni avevano lasciato a desiderare, e si soffermava
            sugli interventi dello stormo d’assalto in termini che, pur esaltando l’abilità dei piloti
            e l’efficacia delle loro azioni, lasciano intendere il persistere di non poche perplessità
            in merito a questa tipologia di impiego del mezzo aereo nell’area della battaglia:
               Le azioni fulminee di mitragliamento ed ipritamento contro le truppe e i carriaggi, spe-
               cialmente se ammassati o incolonnati nelle immediate retrovie si sono dimostrati efficaci.
               È necessario, però, realizzare al massimo grado la sorpresa, ciò che è apparso assai diffici-
               le sul terreno montano, ove gli apparecchi, benché condotti a volo rasente, possono essere
               avvistati a distanza, a causa dei naturali dislivelli esistenti e della impossibilità di seguire
               completamente col volo l’andamento del terreno. […] In sostanza, questa particolare for-
               ma di impiego merita di essere seriamente studiata e sperimentata, con la mente scevra da
               qualsiasi preconcetto, al fine di stabilire se e fino a qual punto possa essere utile, tenuto
               conto delle prevedibili perdite in relazione alla importanza dei risultati conseguibili.

               Il giudizio rimaneva dunque sospeso e il tema dell’aviazione d’assalto restava
            incompiuto, ad onta delle espressioni entusiastiche usate nello stesso periodico per
            descriverne l’azione:

               Ma il più realistico e, insieme, il più terrificante quadro di ciò che sarebbe l’aviazione
               in caso di guerra e dei catastrofici effetti che potrebbero derivarne ad un esercito in mo-
               vimento, ce lo ha offerto lo stormo d’assalto. […] La Divisione celere procedeva bene
               intervallata, mandando innanzi le sue motomitragliatrici e i suoi carri veloci, e poi i ber-
               saglieri ciclisti, la cavalleria e i suoi pezzi motorizzati, tutto insomma il suo magnifico e
               modernissimo complesso. Contro queste colonne si è letteralmente scatenato lo Stormo
               d’assalto, talvolta a non più di dieci metri d’altezza, innaffiando di piombo le truppe in
               movimento, seminando la via di spezzoni esplosivi. […] Ma lo sforzo massimo, il capo-
               lavoro offensivo degli “arditi dell’aria”, si è avuto tra il ponte di Ghieieto e San Piero a
               Sieve, ove le colonne dello Stormo d’assalto hanno trovato cavalleria, artiglieria motoriz-
               zata e carriaggi. Si sono visti i sessanta apparecchi piombare sulla preda, come rapaci. In
               pochi istanti, chilometri e chilometri di strada sono stati coperti da una nebbia biancastra,
               il veleno della guerra, e attraverso quella cortina, una sarabanda demoniaca di macchine
               che scagliavano bombe e scaricavano nastri di mitraglia, instancabili, fulminee, apocalit-
               tiche. […] successivamente si è appreso che almeno un terzo delle unità colpite doveva
               essere considerato fuori combattimento. 13

               Al di là dell’evidente contrasto con la posizione di Pricolo, improntata a una ben


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               Constatazioni, insegnamenti e conferme, in “Le vie dell’aria”, n. 34-35 del 2 settembre 1934.
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