Page 203 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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una storia inCompiuta. potere aereo e dottrina d’impiego in italia dal 1923 ad oggi
continuità dell’azione su obiettivi che potevano essere concentramenti di truppe e di
automezzi, colonne motomeccanizzate, postazioni d’artiglieria, centri di resistenza
di particolare importanza, depositi e centri di rifornimento, posti di comando, punti
nodali delle comunicazioni e punti di passaggio obbligato, un elenco nel quale figu-
ravano anche le basi aeree. Queste, rientrando nella categoria della controaviazione,
esulavano di solito dall’ambito di competenza del comandante delle grandi unità
terrestri ma nella fase iniziale della battaglia poteva essere opportuno accantonare
qualunque altro obiettivo per cercare di neutralizzare le forze aeree avversarie o
almeno la loro componente più avanzata. L’intervento nella battaglia terrestre non
modificava le dipendenze derivanti dall’autonomia organica dell’arma aerea, ma
il comandante responsabile della condotta della campagna doveva sapere di poter
contare sempre e comunque sul concorso dell’aeronautica, nei confronti della quale
le sue richieste, pur vagliate dal punto di vista tecnico dal comandante delle forze
aeree, avevano il valore di un ordine. Solo in scacchieri strategicamente autonomi o
geograficamente isolati le unità dell’aeronautica erano però alle dirette dipendenze
del comandante dell’esercito avente la responsabilità operativa dello scacchiere.
In generale le richieste di intervento non previste da un ordine di operazione dove-
vano essere rivolte dai comandi di grande unità del Regio Esercito, di norma tramite
l’ufficiale di collegamento della Regia Aeronautica, al comando dei reparti di volo
già designati ad assicurare il concorso aereo alla grande unità richiedente e in ogni
altro caso indirizzate al comando della grande unità aerea competente. La richiesta
doveva specificare la natura e la posizione dell’obiettivo, gli elementi che potevano
facilitarne l’identificazione, il tipo di effetto atteso, la situazione delle forze amiche, le
condizioni atmosferiche in zona, lasciando al comandante delle forze aeree il compito
di individuare i reparti da impiegare e di definire le modalità dell’azione. Tra la richie-
sta e l’intervento non dovevano passare più di due ore per le specialità della caccia e
dell’assalto e di tre per il bombardamento. Era prevista la costituzione di organi di col-
legamento, a livello di ufficiale superiore, dell’aeronautica nel primo caso, dell’eser-
cito nell’altro, presso i comandi di gruppo di armate o di armata e presso i comandi di
grande unità della Regia Aeronautica. Ufficiali dell’aeronautica erano poi distaccati
presso i comandi delle grandi unità dell’esercito a favore delle quali era previsto il
concorso aereo, mentre ufficiali osservatori dell’esercito erano inviati presso i reparti
di volo designati ad assicurarlo. Gli ufficiali di collegamento dell’aeronautica, oltre
ad avere la funzione di consulenti tecnici dei comandanti di grande unità, dovevano
mantenere aggiornato il quadro di situazione e assistere i velivoli durante la rotta di
avvicinamento e di allontanamento, se possibile tenendosi in contatto radio.
L’attenzione per le procedure dell’aerocooperazione arrivava troppo tardi, e
comunque continuava a riflettere una ossessiva preoccupazione per l’indipenden-
za dell’aeronautica, al punto che, come contropartita all’eventualità di porre delle
unità aeree a disposizione di comandi dell’esercito, veniva ricordata la possibilità
di avere, in situazioni particolari, ad esempio in regioni desertiche, reparti dell’eser-
cito sotto il comando di ufficiali dell’aeronautica, e questo quando le condizioni che

