Page 204 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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avevano portato all’esperimento del Battaglione Sahariano erano ormai un ricordo
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del passato. Questa circolare anticipava però in qualche modo la situazione che si
sarebbe creata nel dopoguerra. Svanite le ipotesi di impiego strategico, incompatibili
sia con la configurazione dello strumento sia con il nuovo scenario internazionale
e con la collocazione che vi aveva l’Italia, la dottrina d’impiego delle forze aeree
si identificava con la dottrina aerotattica sviluppata in ambito NATO. In un conte-
sto in cui ogni sforzo era indirizzato a padroneggiare tattiche e procedure dettate
dalle regolamentazioni codificate in seno all’Alleanza Atlantica non c’era spazio
per elaborazioni autonome e ogni altra ipotesi risultava velleitaria e improponibile.
Così accadde ad esempio con la direttiva proposta nel 1967 da Amedeo Mecozzi,
in cui al rifiuto dell’azione “contro valore”, si affiancava l’esclusione dell’opzione
nucleare, un’eventualità che era invece parte integrante della dottrina dell’Alleanza
Atlantica. Gli eventi epocali che segnarono il passaggio dagli anni ’80 agli anni
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’90 hanno però alterato profondamente questo quadro, e nel demolire le rassicuranti
certezze hanno rilanciato la rielaborazione dottrinale, ferme restando le caratteristi-
che universalmente riconosciute del potere aereo. Il processo è ancora in corso e, pur
avendo un sicuro punto di riferimento nelle organizzazioni internazionali, e in primo
luogo nella NATO, propone soluzioni ben diverse da quelle che per decenni sono
state codificate dalle procedure dell’alleanza.
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Il Battaglione Sahariano, creato nel 1936 su iniziativa di Balbo, all’epoca governatore della Libia,
si configurava come un complesso interforze concepito e organizzato per operare nelle distese de-
sertiche integrando una componente terrestre motorizzata e una componente aerea. Dato il ruolo
fondamentale di questa, il comando del reparto era affidato a un ufficiale superiore dell’aeronautica,
e capitani dell’aeronautica erano anche al comando delle sue quattro compagnie, ciascuna delle
quali, nella configurazione finale, affiancava una sezione di tre velivoli da ricognizione a due plotoni
motorizzati e un plotone mitraglieri. Allo scoppio della guerra la componente autoportata fu separata
dalla componente aerea e, inquadrata nel Raggruppamento Maletti, sarebbe stata distrutta a Sidi el
Barrani, tra l’8 e il 10 dicembre 1940. L’esperimento non venne riproposto e le nuove compagnie
sahariane furono semplici unità motorizzate.
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Amedeo Mecozzi, Direttiva per l’aviazione militare, “I Quaderni della Rivista Aeronautica”, 1/2006,
pp. 20-94. Il contenuto della direttiva veniva così riassunto dallo stesso Mecozzi in una sorta di som-
mario:
«L’Aviazione Italiana, anche in base alla propria posizione nell’alleanza intende svolgere le proprie
azioni belliche:
1 - Senza impiegare armamento atomico.
2 - Senza effettuare distruzioni nelle attività civili del nemico.
3 - Agendo in concomitanza delle operazioni dell’Esercito e della Marina
4 - Dando la preferenza agli obiettivi costituiti dalle forze armate nemiche che si trovino al di là dei
campi di battaglia terrestri e degli spazi dove si svolgano combattimenti navali.
5 - Salvo intervenire nella suddetta battaglia e nel suddetto combattimento quando la necessità lo
imponesse.
6 - Adoperando in prevalenza per le proprie operazioni la specialità denominata cacciabombardieri
(o d’assalto).
7 - Conservando la propria unità integrale, la propria autonomia organica e il proprio ordinamento a
massa».

