Page 194 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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            Toscana ed Emilia all’interno di un quadrilatero i cui vertici erano Bologna, Forlì,
            Serravalle, presso Pistoia, e il Monte Scalari, nell’alta valle dell’Arno. Il tema pro-
            posto era il conflitto tra due stati divisi dal crinale appenninico che avevano già una
            parte delle loro forze a contatto lungo la frontiera. Nella prima delle due fasi previste
            si sarebbero sviluppate le operazioni di radunata, con gli elementi avanzati dei due
            schieramenti impegnati a migliorare le loro posizioni per favorire l’intervento delle
            forze retrostanti, successivamente la parte che sarebbe stata in condizioni di prendere
            l’iniziativa avrebbe cercato di sfondare le linee dell’avversario e dilagare nelle sue
            retrovie. Nel frattempo, con l’obiettivo di mettere alla prova anche l’organizzazione
            della difesa civile, da ambo le parti le popolazioni sarebbero state esposte alle offese
            dal cielo e costrette quindi ad assoggettarsi alle misure precauzionali del caso.
               L’alta  direzione  delle  manovre  fu  affidata  al  generale  designato  d’armata
            Francesco  Saverio  Grazioli,  il  comando  delle  forze  del  partito  azzurro,  schierate
            a sud dell’Appennino e costituite da tre corpi d’armata e dalla Divisione Celere
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            “Emanuele Filiberto Testa di Ferro”,  al generale di corpo d’armata Ottavio Zoppi,
            quello delle forze del partito rosso, operanti dal versante nord e comprendenti due
            corpi d’armata, al generale designato d’armata Pietro Ago.  Le operazioni iniziaro-
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            no all’alba del 19 agosto, con le opposte aviazioni impegnate a ostacolare la radunata
            dei due eserciti mentre il partito rosso assaliva i passi del Giogo e della Futa e le po-
            sizioni degli azzurri fra Senio e Santerno, venendo qui contrattaccato con successo.
            Per fronteggiare la minaccia che si delineava alla Futa il partito azzurro decise di far
            entrare in azione la divisione celere. La grande unità, dopo aver urtato le avanguardie
            avversarie ricacciandole verso nord, vide però il suo slancio controffensivo frenato
            dall’intervento dell’aviazione d’assalto, lanciata in massa e di sorpresa ad attaccare
            a volo rasente le strade che salivano serpeggiando dalla conca del Mugello. Chiusa
            così la prima giornata delle manovre, l’indomani il partito rosso, sostenuto sempre
            dall’aviazione d’assalto, tentò di consolidare i successi iniziali e di attestarsi in po-


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               Nel 1930, nel tentativo di disporre di grandi unità manovriere e potenti al tempo stesso, erano state
               create due divisioni celeri, con due reggimenti di cavalleria, ciascuno su due gruppi squadroni a
               cavallo e uno squadrone mitraglieri, un reggimento bersaglieri su tre battaglioni, una compagnia
               motociclisti, una compagnia cannoni da 47/32, un gruppo carri L, un reggimento d’artiglieria su tre
               gruppi da 75/27, due motorizzati ed uno a cavallo, due batterie contraerei da 20 mm. Nell’organico
               della Divisione Celere «Emanuele Filiberto Testa di Ferro» figuravano i reggimenti “Lancieri di Fi-
               renze” e “Lancieri Vittorio Emanuele II”, il 6° Reggimento Bersaglieri, il LVII Battaglione “Camicie
               Nere”, un gruppo carri veloci, uno di artiglieria a cavallo, uno di artiglieria da campagna e uno di
               artiglieria pesante campale. Nella realtà le divisioni celeri si dimostrarono una soluzione poco effi-
               cace, dal momento che, a fronte di una buona mobilità tattica, erano molto vulnerabili e avevano una
               insufficiente potenza d’urto. Per dare concretezza al concetto di guerra di movimento, sostenuto dal
               generale di corpo d’armata Federico Baistrocchi, sottosegretario alla Guerra dal luglio 1933 e capo
               di stato maggiore dell’esercito nel 1934, e tra gli altri dallo stesso Grazioli, sarebbe stato necessario
               affrontare con ben altre risorse il processo di motorizzazione e meccanizzazione delle grandi unità.
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               Francesco Saverio Grazioli, Le grandi manovre dell’esercito nell’Anno XII, Unione Nazionale Uf-
               ficiali in Congedo d’Italia, Roma, 1934, AUSSME, Rep. L-13, Fondo Grazioli.
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