Page 192 - Airpower in 20th Century - Doctrines and Employment
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Bombardieri Cant. Z.1007.
nevolo dell’Ungheria, lo scenario proposto dalla direzione delle manovre, assunta
dallo stesso capo di stato maggiore, generale di squadra aerea Giuseppe Valle, nel
fotografare la situazione degli strumenti aerei degli ipotetici belligeranti consegnava
la superiorità numerica, in particolare per quanto riguardava la componente da bom-
bardamento diurno, alla Francia e alla Jugoslavia, con l’aviazione di quest’ultima
già pienamente efficiente e pronta all’azione avendo mobilitato per prima. In questo
contesto le forze aeree italiane, mentre dovevano proteggere il territorio nazionale
dalle offese che potevano provenire da molteplici direttrici, non erano in condizioni
di passare a loro volta all’offensiva se non contro uno soltanto dei due avversari, e
comunque nei limiti del raggio d’azione dei reparti da bombardamento, in ogni caso
insufficiente per colpirne i gangli vitali.
Il generale di brigata aerea Aurelio Liotta, con una decisione non certo in linea
con il pensiero di Valle, che avrebbe voluto una conferma dell’approccio “douhet-
tiano” e dell’impatto decisivo dei colpi sferrati al morale dell’avversario, scelse di
attaccare innanzitutto le più importanti infrastrutture aeronautiche, e a seguire i cen-
tri nodali delle comunicazioni stradali e ferroviarie e i centri logistici, ivi inclusi gli
stabilimenti dell’industria bellica, per impedire l’alimentazione dell’esercito jugo-
slavo e frenarne la progressione. Data così la priorità alla controaviazione e all’inter-
dizione strategica, non veniva tuttavia esclusa la possibilità di colpire anche i centri
demografici e la stessa capitale dell’avversario, qualora per questa via fosse stato
davvero possibile avere effetti risolutivi. Il moltiplicarsi delle possibilità d’azione
si tradusse peraltro in una parcellizzazione delle forze disponibili, disperse tra più

