Page 338 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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                In occasione della guerra dello Jom-Kippur il SOVMEDRON raggiunge le 34
           unità combattenti  di  superficie e  23  sommergibili,  disponendo  di  un complesso
           di  88 lanciatori  per  missili  S/S.
                Dal 1973 l'URSS dimostra quindi "una capacità di  impiegare le forze dislo-
           cate  in  Mediterraneo  per  influenzare  il corso  di  una  crisi  internazionale  anche
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           attraverso un confronto  diretto, se  necessario" < >.  Non abbiamo ancora dati sto-
           ricamente probanti, dato il poco tempo trascorso, di  quanto questo grande schie-
           ramento di forze abbia effettivamente influito sulle relazioni internazionali. Dobbiamo
           certamente condividere il parere di un illustre commentatore di Politica Estera di
           qualche anno fa,  l' Amb. Tornetta, che dichiarava in un suo lucidissimo articolo <9>
            "come l'Unione Sovietica si  sia  dimostrata  pronta ad  utilizzare con accortezza  e
           spesso con efficacia, a sostegno della  propria politica estera su scala mondiale, lo
           strumento di  potenza navale che  è andata sistematicamente costituendo e raffor-
           zando durante questi ultimi anni" e ancora "Pur nella cautela manifestata da parte
           sovietica nel senso di  evitare coinvolgimenti diretti nelle vicende mediorientali, le
           oscillazioni della presenza navale sovietica nella parte orientale di questo mare hanno
           spesso  rappresentato  un  barometro delle  tensioni  locali".
                L'espansione navale sovietica era quindi giustamente all'attenzione dei massi-
           mi responsabili della NATO anche dal punto di vista della politica internazionale.
                Una importante considerazione va fatta  in chiave geopolitica: la Squadra so-
           vietica in Mediterraneo ebbe sempre un suo costante  "tallone di Achille", il  sup-
            porto logistico  fisso,  vale a  dire una  catena di  basi  funzionali  dal  punto di  vista
           della posizione geografica ed efficienti dal punto di vista tecnologico per sopperire
           alle necessità sempre crescenti di mezzi divenuti assai sofisticati per tenere il passo
           con  quelli  occidentali.
                Infatti dopo l'utilizzo per soli due anni del buon porto di Valona (1958-1961)
           si  dovette arrivare al  1967, quando dopo l'assistenza ad alcuni  Paesi  Arabi, i So-
           vietici riuscirono ad impiantare delle stazioni aeronavali  in Siria ed in Egitto, ma
           il Presidente Sadat nel luglio 1972 espulse i militari dell'URSS da quest'ultimo paese
           e la  5 a  Eskadra,  come veniva  chiamato dai Russi  il  SOVMEDRON,  dovette  far
            ricorso ad occasionali e limitate soste in porti nei Paesi non-allineati e a più lunghe
            fermate in desolati ancoraggi ai limite delle acque territoriali di Nazioni non avverse.
                Sarebbe interessante oggi avere dai protagonisti di questi avvenimenti un re-
            soconto della "qualità della vita" sulle navi sovietiche in quegli anni e sulla ricadu-
            ta  di  queste  esperienze  sul  morale,  sulla  disciplina  e  sull'addestramento  degli
            equipaggi.
                Nel quadro della  reciproca sorveglianza queste soste facilitarono  in un certo
            senso i contatti informati: occasionati o programmati avvicinamenti di unità occi-
            dentali o sorvoli  di  aerei  da pattugliamento marittimo  permettevano un'osserva-
            zione più accurata dei  mezzi  in dotazione, mentre il  sapere da dove partivano le
            unità permetteva di seguirne i movimenti e spesso di  monitorizzarne l'attività ad-
            destrativa.
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