Page 337 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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DlSSUASIONE E SORVEGLIANZA NELLA GUERRA FREDDA 323
tempo e perché non fanno parte del tema storico-strategico che mt è stato as-
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segnato < >.
Partiremo quindi da anni a noi più vicini, che però la straordinaria accelera-
zione della storia recente sembrano ormai molto remoti. Alla fine degli anni '50
la Marina Sovietica iniziò a dislocare forze navali permanenti in Mediterraneo e
precisamente nel 1958 un gruppo di sommergibili con alcune unità di supporto
fu basato a Valona in Albania. Questa presenza subito giudicata pericolosa dalla
NATO, che vi vedeva giustamente una minaccia alle proprie SLOCs, si fece saltua-
ria con l'allontanamento dell'Albania dalla sfera d'influenza russa attorno al 1961.
Sino al 1964 quindi possiamo vedere una mediocre forza di uno o due sommergi-
bili presenti nel teatro con carattere di continuità accompagnati spesso da un rifar-
nitore, una nave intelligence {AGI) ed una nave idrografica (AGS) <5>. L'incremento
delle forze è dal quel momento continuo e già nel1965 il cosiddetto SOVMEDRON
acquista una precisa struttura di comando, quasi autonoma, alle dipendenze del
Comando della Flotta del Mar Nero. Il 22 Maggio 196 7, siamo nel periodo dcHa
"guerra dei sei giorni" in Medio Oriente, l'URSS dichiara un transito dagli Scrc.~i
Turchi, in base alla Convenzione di Montreux, di 10 unità di superficie e nel gju-
gno di tale anno la Squadra Sovietica in Mediterraneo è di 27 unità, molte delle
quali armate di missili ed in grado di formare un "gruppo operativo antinave"
di buona consistenza con cui ombreggiare e sorvegliare le portaerei americane.
È interessante esaminare come dal quel periodo i sovietici utilizzarono la Con-
venzione sugli Stretti Turchi in modo assai spregiudicato con richieste di accesso
al Mediterraneo, dette nel linguaggio NATO di "contingenza", sempre superiori
a quelle effettivamente onorate, ma idonee in caso di necessità ad aumentare rapi-
damente il numero di unità combattenti e di supporto schierate nel Mare Nostrum
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provenendo dal Mar Nero < >. Ecco quindi una prima dimostrazione da parte del-
la coalizione dell'Est di una capacità navale di dissuasione nel clima di continuo
confronto di quegli anni. Si giunge così nei primi anni settanta ad una presenza
sempre più cospicua, che arriva in occasioni particolari a 60 unità, tra cui una
decina grandi unità di superficie, che svolgono non solo attività informativa ed
addestrati va, ma vere manifestazioni di naval diplomacy con capacità di power projec-
tion assai considerevoli. Per quanto riguarda i sommergibili la situazione diviene
per la NATO ancora più critica con la permanenza nelle acquee del Mediterraneo
di forze subacquee importanti per numero e qualità, anche a propulsione nucleare,
provenienti dalla Flotta del Nord e transitanti in immersione da Gibilterra e quin-
di non soggette alla Convenzione di Montreux.
È logico condividere il giudizio espresso a quei tempi sull'evoluzione della stra-
tegia navale sovietica: non più uno schieramento esclusivamente dimostrativo di
una capacità di "guerriglia navale" attraverso l'arma subacquea ed il minamenco
delle rotte di accesso ai porti dell'Occidente, ma una manifestazione di presenza
navale qualificata e minacciosa in appoggio· alla propria politica estera in modo
quasi simmetrico a quanto la 6a Flotta degli Stati Uniti faceva sin dal 1948 <7>.

