Page 336 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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           quello delle Marine Alleate, doveva rappresentare ed ha effettivamente rappresen-
           tato un significativo contributo alla deterrenza, mantenendo nel tempo una rispet-
           tabile capacità di controllo delle linee di comunicazione non solo dei paesi NATO,
           ma anche delle nazioni costiere più vicine politicamente all'Occidente. Una chiara
           dimostrazione si  ebbe nella  prima crisi libanese del  1958: i Marines  sbarcarono a
           Beirut stabilizzando la difficile situazione politica locale del momento. L'opera dis-
           suasiva dei  reparti navali alleati  si  sviluppò poi in un crescendo di attività adde-
           strative ed operative intese a creare l'amalgama tra le  Marine NATO, ma  anche
           a dimostrarne la potenzialità militare e la volontà politica di non accettare imposi-
           zioni  da  nessuno.
                Durante i conflitti arabo-israeliani l'opera della VI  Flotta si  intensificò, mo-
           strando i muscoli, e riuscendo a svolgere un'attività di naval diplomacy da tutti rico-
           nosciuta come non solo  fortemente  dissuasiva,  ma anche altamente stabilizzante.
           Anche  dopo  l'allontanamento dal Mediterraneo  delle  principali  forze  navali  bri-
           tanniche e francesi, a seguito dei fatti di Suez, dell'indipendenza algerina e dell'ab-
           bandono di  Malta  da  parte dei  Comandi  NATO  del  Mediterraneo,  quest'opera
           stabilizzante e, come abbiamo detto, fortemente dissuasiva delle forze navali allea-
           te  si  mantenne costante ed  efficace.
                Dal punto di vista storico più che i cambiamenti strutturali dei Comandi NA-
           TO dell'area,  può interessare nel quadro della  dissuasione, la  costituzione già nel
            1969 di  una forza  navale "su chiamata", che attivata  periodicamente con  caccia  '
           e fregate di  Grecia, Turchia, Italia,  Regno Unito e Stati Uniti, ha dimostrato per
           venti anni la volontà politica e la  vocazione marittima dell'Alleanza in tutto il Me-
           diterraneo e, attraverso la regolare partecipazione alle esercitazioni multinazionali,
           ha  contributo alla  reciproca  conoscenza  e stima tra  i marinai  della  NATO oltre
           ad essere un potente veicolo di  integrazione.  Come sappiamo, dal 30 aprile 1992
           questa forza è divenuta permanente ed il suo nome, STANAVFORMED, è divenu-
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           to  assai  noto  per le  recenti  operazioni  in  Adriatico < >.
                In tutto il periodo della Guerra Fredda le operazioni di sorveglianza sono sta-
           te  il  pane quotidiano  delle  Marine Alleate:  sin dal  passaggio  dagli  Stretti Turchi
           le  unità d'Oltre Corrina venivano  seguite,  fotografate,  monitorizzate in modo da
           rendere possibile nel deprecato, e fortunatamente non avvenuto, caso  conflittuale
           l'applicazione immediata del concetto operativo della  allora  cosiddetta "maritime
           campaign" (3)  intesa a  contenere e  neutralizzare le  forze  navali avversarie per ren-
           dere il Mediterraneo libero da impedimenti per lo schieramento delle portaerei USA
           e  delle  forze  anfibie  alleate  in supporto alle  operazioni  terrestri.


           La presenza sovietica in Mediterraneo
                Il cosiddetto "desiderio navale" russo per i mari caldi ha radici storiche alme-
            no  dal  1682, anno della  salita al trono dello  zar Pietro l, detto il Grande,  e vide
           molte alterne vicende di  grande interesse,  che dovrò trascurare per mancanza di
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