Page 14 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 14

4                                                      MARIO BURACCHIA


              accordano su questioni di comune interesse". Non credo che questa defini-
              zione  si  possa  considerare  appropriata  al  caso  del  trattato  di  pace  firmato
              dall'Italia a Parigi iliO febbraio  1947.
                  Il  trattato  concludeva  gli  avvenimenti  della  guerra  perduta,  nata  come
              guerra di aggressione e quindi particolarmente odiosa. Questa realtà innegabi-
              le tuttavia era stata seguita dalla cobelligeranza e dalla guerra di liberazione,
              durate 17 mesi e costate all'Italia sacrifici e sangue. Proprio sulla cobellige-
              ranza, però, si era visto che i punti di vista degli italiani e degli alleati erano
              diversi.  Gli  italiani  avevano  cercato  di  dare  prova  di  buona volontà  e  di
              impegno, inseguendo costantemente il miraggio di uno status migliore per il
              loro Paese, che avrebbero voluto traghettare dalla condizione di Paese scon-
              fitto e cobelligerante ad una situazione nuova di potenza "associata", o quel
              che fosse,  il più possibile prossima al ruolo di quasi alleato. Gli alleati inve-
              ce  non  volevano  dimenticare  e  la  progressiva  involuzione  della  politica
              alleata verso l'Italia in senso restrittivo e limitativo alla fine del 1943, ne era
              stato un indizio evidente. Questo anche se non mancarono riconoscimenti
              sull'apporto italiano alla causa divenuta comune, apporto però che proprio
              gli alleati cercarono sempre di mantenere entro confini più limitati di quan-
              to gli italiani fossero disposti a fare.  Le due parti non si sarebbero mai inte-
              se  sul valore della cooperazione prestata contro la Germania: per gli italia-
              ni avrebbe dovuto annullare il passato, per gli alleati non valeva a cancella-
              re  i debiti  pregressi che restavano  da pagare,  nella continuità del  soggetto
              politico statuale italiano.
                  La  procedura  per la  preparazione  del  trattato  con  l'Italia  fu  la  stessa
              adottata  con  i  satelliti  della  Germania  (Finlandia,  Bulgaria,  Romania,
              Ungheria).  Il  Consiglio  dei  Ministri  degli  Esteri  delle  5 maggiori  potenze
              vincitrici (USA, URSS, Gran Bretagna, Francia e Cina) preparò i progetti in
              due sessioni, tenute nel  1945  a Londra e nel  1946 a Parigi.  La Conferenza
              delle 21  potenze vincitrici li esaminò dal29luglio all5 ottobre 1946, sempre
              a Parigi, e infine il  Consiglio dei Ministri degli  Esteri dei  5 procedette alla
              stesura definitiva dal 4 novembre all2 dicembre 1946, a New York.
                  Come  già  a  Versailles,  i  Paesi  ex  nemici  non  partecipavano  ai  lavori.
              Potevano solo esporre per iscritto le loro opinioni e, se invitati a farlo, illustrar-
              le  oralmente,  come  fu  concesso  a  De  Gasperi,  il  quale  parlò  davanti  alla
              Conferenza dei 21  il  l O agosto 1946. Documenti su questioni specifiche furo-
              no redatti da parte italiana durante la preparazione del trattato e vi fu  talvolta
              la  possibilità di  illustrarli  in sedi  tecniche.  Ma  i riconoscimenti  di  Potsdam,
              ("I.:Italia è stata la prima delle potenze dell'Asse a rompere con la Germania,
              alla cui sconfitta ha dato un contributo importante; si è ora unita agli alleati
   9   10   11   12   13   14   15   16   17   18   19