Page 18 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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8 ROMAIN H. RAINERO
Attorno a questi tre argomenti giuridici le discussioni si moltiplicarono
intrecciandosi, e non poteva essere diversamente, a discussioni di natura
squisitamente politica che parevano condizionare, e talvolta bloccare, ogni
discussione connessa al puro ambito del Diritto internazionale. Ad ogni
modo conviene iniziare ogni analisi di questo tipo con il ricordare che, sul
piano del diritto internazionale, ogni trattato, per essere ritenuto tale, e quin-
di pienamente valido, deve essere il frutto di un negoziato tra le parti, anche
se, nel caso di un trattato di pace, il peso e quindi la volontà delle due parti
spesso non sono equivalenti, né libere. Ben scriveva Giorgio Balladore
Pallieri nel suo "Trattato di Diritto Internazionale" allorquando ricordava
che lo stato di guerra non terminava con gli armistizi ma che, con questi, "le
parti belligeranti si impegnavano a non compiere alcuni di quegli atti in cui
la guerra si concreta e che sono, in tale status giuridico, leciti". A questo
punto, veniva chiarito, doveva seguire il trattato di pace "nel quale gli Stati
esplicitamente e concordemente dichiaravano che lo stato di guerra aveva
termine" e ne fissavano le modalità. (l) Da questo testo, che ripeteva quanto
l'unanimità degli studi asserisce, risulta chiaramente che la formazione del
trattato derivi, o meglio dovrebbe derivare, da negoziati tra le parti, negozia-
ti i quali, di certo, non danno alle parti lo stesso peso, ma perlomeno danno
anche alla parte perdente la possibilità di fare udire la propria voce e di dare
eventualmente il proprio contributo all'elaborazione di un testo che dovreb-
be poi essere dàlle due parti firmato, ratificato ed applicato. Nel caso del trat-
tato di pace con l'Italia tale condizione non venne rispettata. La procedura
per la preparazione del trattato di pace con l'Italia fu stabilita in una serie
abbastanza lunga di incontri a due, Stati Uniti e URSS; a tre, Stati Uniti,
URSS e Gran Bretagna; a quattro, Stati Uniti, URSS, Gran Bretagna e
Francia. Si trattava di meglio definire sia l'assetto della pace da imporre agli
Stati vinti, meno la Germania, sia le rispettive sfere di influenza politica che
da questi trattati venivano sancite. E su queste conferenze e sulle precedenti
si parlerà sotto gli aspetti dei loro lavori. Per ora si può ricordare che alcuni
aspetti giuridici furono evocati nel primo incontro che fu quello della Confe-
renza di Potsdam (17 luglio-2 agosto 1945), in quello di Mosca (16-26
dicembre 1945), nonché in alcune decisioni della Conferenza allargata di
Parigi del 29 luglio-15 ottobre 1946. Queste conferenze, a tre la prima
(Truman, Stalin e Churchill-Attlee), a tre la seconda, ma a livello dei soli Mini-
stri degli Esteri (Molotov, Bevin e Byrnes), ed a ventuno, l'ultima, quella di
Parigi, diedero la responsabilità unica dell'elaborazione del trattato con l'Italia
ai vincitori, con l'aggravante che sole le decisioni dei tre Grandi venivano

