Page 21 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 21

IL TRATTATO DI PACE DI PARIGI                                      11


          questa gradualità che gli Alleati non ebbero la sensibilità di recepire nella ste-
          sura del documento finale che apparve già definitivo fin da quando i Grandi
          lo ebbero elaborato ed approvato in forma definitiva. Evidentemente questo
          modo di  trattare il  problema italiano era ed è  la  prova  più clamorosa della
          loro totale disinvoltura nell'impostare una questione che non era certamen-
          te risolvibile nel banale rapporto vincitore-vinto; essi vennero così meno alla
          specificità del caso italiano al trattarlo nei dovuti modi, o semplicemente nel
          rispetto delle loro precedenti promesse ed affermazioni.
              Ma  a  questo  punto,  converrà  ricordare  anche  alcune  considerazioni
          generali le quali, da una parte, collocano la questione giuridica nel suo ambi-
          to  temporale  e  politico e,  dall'altra,  evocano,  anche  sul  piano giuridico,  la
          particolarissima condizione dell'Italia al  momento del trattato di  pace.  Nel
          primo  caso  si  tratta  di  riconoscere  che,  nell'epoca contemporanea, l'evoca-
          zione di un diritto internazionale ad elaborare d'intesa il trattato di pace pare
          decisamente non realistica,  in quanto appare chiaro che è  il  vincitore, e lui
          solo, che scrive il trattato e che lo impone al vinto. L Italia stessa non ebbe, al
          termine  della  prima  guerra  mondiale,  nulla  da  eccepire  al  fatto  che  alla
          Germania  non  fosse  stato  concesso  di  "negoziare"  il  proprio  trattato,  ne
          l'Italia  si  rifiutò  di  sottoscrivere  il  trattato che  di  questa nuova regola  con-
          temporanea era il frutto. Quindi, a questa stessa Italia, poteva risultare diffi-
          cile  sostenere,  da  Stato  vinto,  ciò  che,  da  Stato  vincitore,  aveva  accettato
          godendone tra l'altro di tutti i benefici. La purezza della tesi giuridica risul-
          tava inquinata dalla storia che l'Italia aveva scritto assieme agli altri vincito-
          ri della prima guerra mondiale, storia che militava a favore di questa tesi del-
          l'autoritarismo  del  vincitore  il  quale  "scriveva"  direttamente  il  trattato  di
          pace e poi lo imponeva al vinto.
              Un'altra considerazione pareva viziare, sul piano puramente giuridico,
          le reticenze dell'Italia, e cioè il fatto che, nel sottoscrivere il primo armistizio,
          quello di Cassibile del3 settembre 1943, che era ancora pienamente in vigo-
          re al momento dell'elaborazione del trattato di pace, il vinto, cioè l'Italia che
          accettava la 'resa senza condizioni', aveva altresì sottoscritto, nell'ultimo arti-
          colo, il  dodicesimo, l'impegno ad accettare quanto il  vincitore avrebbe suc-
          cessivamente  deciso  a  suo  riguardo:  '1\ltre  condizioni  di  carattere politico,
          economico e  finanziario,  che  l'Italia sarà tenuta  ad  osservare,  saranno  tra-
          smesse successivamente". E certamente le condizioni unilaterali del trattato di
          pace  potevano tranquillamente rientrare  in questa categoria.  Naturalmente
          ciò implicava l'evidente criterio della forza quale base della situazione giuri-
          dica,  ma  questa  constatazione  non  pareva  suscitare  oltre  misura  reazioni
   16   17   18   19   20   21   22   23   24   25   26