Page 22 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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12 ROMAIN H. RAINERO
negative o dinieghi da parte di coloro che questa forza possedevano e di cui
si erano serviti per debellare la nemica Italia. Evidente-mente vi era una
profonda discrepanza tra questa realtà così lontana dai criteri correnti di
equità e quanto, da anni la coalizione alleata andava ribadendo, e cioè che la
loro era una vera crociata ideologica contro le prepotenze e le dittature in
favore della libera espressione dti popoli sulla base di una diffusa ideologia
di democrazia e di generosità che rendeva tutti i popoli di pari dignità e di
pari rispetto da parte anche dei Grandi. Ma tutto ciò rientrava sicuramente
nelle armi legittime della propaganda di guerra e non in quelle della
costruenda pace nel mondo.
Infatti, dopo le molte affermazioni, da parte degli Stati alleati, circa la
pace italiana, specialmente durante la fase bellica, quasi ad incitare gli italia-
ni a schierarsi dalla parte delle Nazioni Unite essendo "sicuro" che queste
avrebbero tenuto in debito conto, al momento dell'elaborazione del trattato
di pace, questa "cobelligeranza", la via scelta dai tre Grandi a guerra finita fu
chiaramente in senso contrario ad una eventuale partecipazione italiana alle
discussioni sull'elaborazione del proprio trattato di pace. Nella Conferenza
di Mosca dei Ministri degli Esteri (16-26 dicembre 1945), come risulta dal
comunicato finale del 28 dicembre, veniva dichiarato al primo punto che
"alla redazione ... del trattato di pace con l'Italia, (e Romania, Bulgaria,
Ungheria e Finlandia) ... prenderanno parte soltanto i membri del Consiglio
che sono firmatari delle condizioni di resa ... ". E nel paragrafo A: "Le condi-
zioni del trattato di pace con l'Italia saranno stabilite dai Ministri degli Esteri
del Regno Unito, degli Stati Uniti, dell'Unione Sovietica e della Francia ... ".
Ed infine al punto 5 veniva perentoriamente affermato: "I trattati di pace
entreranno in vigore immediatamente dopo la loro ratifica da parte degli
Stati alleati ... ". I.:unica evocazione agli Stati vinti era nell'ultima frase dello
stesso punto nel quale veniva affermato: "I trattati di pace sono soggetti
anche alla ratifica da parte degli Stati nemici interessati". Il valore giuridico
di una simile affermazione rimane tutto da dimostrare ed anche rimane dub-
bia la situazione che si poteva venire a creare allorquando, pur essendo il
trattato formalmente ratificato dai quattro Grandi, non lo fosse stato
dall'Italia. Illuminanti a questo proposito, le amare considerazioni dell'am-
basciatore italiano a Mosca, Pietro Quaroni, il quale in un suo rapporto del
5 gennaio 1946 al Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Alcide De
Gas peri, precisava che" non c'era più niente che noi potessimo fare per miglio-
rare le nostre sorti, che non c'era mai stato niente da fare, perché la sorte

