Page 20 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 20
lO ROMAIN H. RAINERO
il quale comunque sarebbe entrato in vigore dopo il deposito di queste rari-
fiche. Molto realisticamente il Serra faceva osservare al riguardo che il vinto
anche se costretto ad accettarlo era impegnato ad osservarlo. E aggiungeva
"Le condizioni di pace, per quanto gravose, potrebbero diventare peggiori se
il vinto non si decidesse ad accettarle. Vi è quindi un interesse del vinto nel-
l'evitare una punizione peggiore per il suo paese". Nel caso italiano le due
componenti positive del trattato, e cioè il disposto dell'art. 73, cioè il ritiro
delle forze alleate di occupazione entro 90 giorni dall'entrata in vigore del
trattato, ed il ripristino delle attività connesse alla piena sovranità esterna
dell'Italia, avrebbero potuto, nel caso di una mancata ratifica italiana, essere
quanto meno rinviate, se non sospese, a piacimento dei vincitori.
Non si creda che si voglia impostare una mera discussione giuridica: le
conseguenze pratiche e politiche erano molte e sostanziose. Si trattava di
ratificare il trattato o addirittura di non volerlo firmare dando alla decisione
italiana un valore di protesta formale contro l'iter dell'elaborazione del trat-
tato stesso e contro la stessa sostanza del trattato il quale non rispettava certo
le promesse alleate all'Italia in guerra con la Germania nazista ed impegna-
ta in una cobelligeranza alla cui puntuale esecuzione avrebbero dovuto
seguire condizioni di pace assai meno punitive. Rimaneva peraltro, secondo
acuti osservatori, il fatto che il trattato sarebbe comunque entrato in vigore
alla ratifica dei quattro Grandi e che quindi ogni effetto attribuito alla man-
cata firma o ratifica da parte dell'Italia era destinato a rimanere senza conse-
guenza. Nei trattati di pace anche non negoziati, il vinto è costretto ad accet-
tarne le clausole ed il caso del trattato di Versailles al termine della prima
guerra mondiale era lì per dimostrare che il prepotere dei vincitori poteva
trovare in esso un interessante precedente.
In questo contesto le osservazioni di Enrico Serra, circa la giuridicità di
un accordo, di natura non certamente libera, come lo è il trattato di pace, ci
paiono interessanti. I trattati di pace, in quanto imposti dal vincitore al vinto,
sono sì dei trattati ineguali, quasi al margine di una legalità internazionale,
ma egli concludeva per una soluzione media: "In un certo senso lo sono.
Tuttavia il vinto, anche se costretto ad accettarli, è impegnato ad osservarli.
Le condizioni di pace, per quanto gravose, potrebbero diventare peggiori per
il suo paese, se il vinto non si decidesse ad accettarle. Vi è quindi un interes-
se del vinto nell'evitare una punizione peggiore per il suo paese ... " Però, egli
aggiungeva che vi era anche un interesse nel vincitore di evitare tutto ciò che
2
poteva provocare nel vinto un disperato bisogno di rivincita o di vendetta. ( )
Il fondo del problema giuridico relativo al trattato di Parigi sta proprio in

