Page 244 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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             altrettanto noto che quello degli armamenti è un mercato diverso da quello prin-
             cipale  della sicurezza poiché in esso lo Stato da produttore  si  trasforma  in ac-
             quirente  unico.  Come  monopsonista  ha  a  che  fare  con  una  offerta  dominata
             dall'oligopolio,  il  quale ovviamente si muove secondo logiche  economiche in-
             discutibili  orientate  al  profitto.  Insieme  Stato  e  imprese  governano  il  mercato
             tramite un processo di contrattazione tipico del monopolio bilaterale nel quale
             i limiti,  anche politici,  del proprio bilancio per il  primo ed i conseguenti limiti
             della  domanda  per i  secondi  sono  i  veri  ostacoli  alla  massimizzazione  dei  ri-
             spettivi  obiettivi.  Inoltre,  diversamente  da  quanto  avviene  nei  mercati  di  pro-
             dotti "civili", l'offerta è fortemente condizionata della evoluzione della domanda
             nel  numero  delle  imprese  (tendenzialmente  tale  da  garantire  comunque la  ri-
             sposta ad essa) e  nella loro specializzazione.  Ma  la domanda riguarda di solito
             prodotti che non esistono ancora e  le cui caratteristiche possono perciò essere
             modificate in corso d'opera. Il che comporta un ragionamento sui tempi di ese-
             cuzione delle  commesse.
                 Tema non ininfluente questo e tale  da presentarsi a  noi come quarto pun-
             to di orientamento.  Spesa per armamenti vuol dire  investimenti che hanno una
             ricaduta  economica  quasi  sempre sul  lungo  periodo.  Ma  le  spese  di  funziona-
             mento hanno una ricaduta immediata.  Ad esempio gli stipendi del personale mi-
             litare  e  civile  sono domanda  aggregata  che si sviluppa subito e  con continuità
             apprezzabile- da parte dei percettori,  come tutti possiamo confermare,  ma an-
             che dell'  intero mercato nazionale-.  Non insisterei perciò col caricare di senso
             negativo queste ultime spese a confronto di quelle destinate agli armamenti par-
             lando,  come  trenta  anni  fa  si  è  cominciato  a  fare  in  Italia,  di  una  spesa  assi-
             stenziale (Armani)  posta  a  confronto  di  una  spesa  produttiva.  Produttive  sono
             entrambe poiché il  funzionamento ingloba i consumi delle strutture operative e
             amministrative - e  dunque una parte  non piccola  di beni e  servizi - oltre  che
             gli  stipendi del personale.
                 Altro  punto  di  orientamento:  la  duplicità  della  destinazione  della  spesa.  È
             facile  studiare l'impatto di quella parte rappresentata dall'acquisto di beni e  ser-
             vizi  sull'andamento  delle  imprese  che  ne  traggono  beneficio  diretto  - quando
             conosciamo i loro bilanci e, meglio ancora, studiamo il carteggio relativo alla lo-
             ro  direzione  ed ai  rapporti col committente -. Molto  più difficile  è  valutarne le
             ricadute sull'intero  sistema  economico,  in primo luogo per difficoltà  di  scelta e
             calcolo  dell'indicatore - le  quali sono tante  che molte  prese di  posizione teori- .
             che sull'argomento ne hanno fatto  a  meno-.
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                 Ho scritto prima che manca una sistemazione teorica poiché non c'è unifor-
             mità di vedute non perché queste manchino in assoluto. Anzi, se Smith e Ricardo
             ritenevano  la  spesa  militare  necessaria  ma  non economicamente utile,  Malthus
             la vedeva positivamente quale incentivo per l'incremento del reddito, così come
             fecero poi i marxisti- nell'ottica, tutta ideologica, dell'accelerazione impressa da
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