Page 246 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                 Grazie al  contributo di entrambi viene comunque introdotta una riflessione
             proficua  sulla  distinzione  che  è  utile  fare  sulla  diversità  degli  effetti  economici
             della spesa in relazione alle differenze di sviluppo delle aree interessate.  Inoltre
             nessun  approccio  ideologico  distorce  il  loro  apporto alla  analisi  del fenomeno.
             Così che è  facile  e dialetticamente proficuo notare alcuni aspetti dubbi, come la
             già  ricordata  mancata  distinzione fra  crescita  e  sviluppo,  e  riprendere la  discus-
             sione sugli effetti  negativi  della  spesa  militare  se questa è  massiccia:  la  depres-
             sione indotta negli investimenti privati; la produzione di inflazione; il peggioramento
             della  bilancia  dei  pagamenti quando si  importano sistemi  o  tecnologie  partico-
             larmente costose; sino al punto da mettere in dubbio la stessa possibilità di cre-
             scita oppure, su un altro piano, da stabilire una non comunicabilità tra tecnologie
             del settore militare  e  civile.
                 Un lavoro  pubblicato dal CEMISS  nel  1991  concludeva,  dopo una serie  di
             elaborazioni  che  prendono  in  considerazione  un vastissimo  campione  di  stati,
             che spesa militare e  sviluppo non mostrano correlazioni significative,  o  esse so-
             no irregolari oppure appaiono casuali. Il discorso teorico insomma non può con-
             durre  che  a  soluzioni  aperte.  Anche  per questo  dovremo  tentare  di  verificarlo
             sul  piano empirico in  generale e  su  quello storico in particolare.

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                 Milward che si è posto nel 1977 di fronte al caso delle economie delle mag-
             giori potenze belligeranti durante il secondo conflitto è  arrivato alla conclusione
             che  in quel caso  la  spesa  militare  ha  stimolato  sia  la  crescita  che  lo  sviluppo,
             malgrado  la  distruzione  di  capitale  umano,  fisso  e  circolante.  Guadagno e  per-
             dita  sono riusciti a  convivere  sia  a  livello  internazionale che nazionale.
                 In un  Workshop  tenutosi  presso  l'European  University  Institute  di  Firenze
             nel 1991,  durante il  quale è stato studiato per aree nazionali il rapporto da 1870
             al  1939 tra quella sezione "qualificata" della spesa militare che è la spesa per ar-
             mamenti e lo sviluppo,  non tutti gli autori sono riusciti ad arrivare  a  ridosso del
             problema.  I curatori Carreras e  Segreto però hanno ugualmente concluso che le
             ricadute  sembrano  più significative  per i paesi che  si  stanno ancora sviluppan-
             do che per quelli già  economicamente maturi.
                 In  un  altro  consesso  internazionale,  tenutosi  a  Bielefeld  ed  a  Londra  nel
             1993 e  nel 1994, durante il  quale sono state messe a confronto le economie del-
             le  sei  grandi  potenze  impegnate  nel  secondo conflitto  gli  effetti sullo  sviluppo
             sono  appena  stati  sfiorati.  Il  curatore  Harrison  ha  soltanto  potuto  notare  come
             successo  e  insuccesso  nel  conflitto  e  il  relativo  input di  risorse  economiche  in
             esso profuse  poco abbiano a  che fare  con il successo economico di quei paesi
             del  dopoguerra.  Che  anzi arrise  in particolare ai  paesi perdenti.
                 Da questa constatazione è  partita Zamagni per curare nel  1997 una raccol-
             ta  di saggi relativa  alla  economia italiana  in  guerra destinata con la spiegazione
             del  paradosso a  portare  noi,  qui,  a  discutere  delle  vicende  italiana.  Quel  para-
             dosso  sta  nel  boom che seguì  la  ricostruzione,  ad  appena dieci  anni dalla  fine
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