Page 245 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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SPESA MILITARE, TECNOLOGIA E SVILUPPO: ELEMENTI PER U~A RIFLESSIONE 235
esse allo sviluppo capitalistico diretto verso l'inevitabile crisi finale -. Keynes ed
i keinesiani, persino Galbraith, non potevano che porsi dalla parte della funzio-
ne positiva della spesa, con l'eccezione però eli un Samuelson per il quale essa
ha valore neutro, da qualificare caso per caso, come si fa col resto dalla spesa
pubblica.
Se gli economisti sono divisi, gli storici dell'economia lo sono altrettanto.
Essi oscillano tra la denuncia dello spreco e l'apprezzamento del vantaggio tec-
- nologico o economico della spesa militare. Con una differenza rispetto ai primi:
nessuno storico deve indicare percorsi generalmente validi ma spiegare casi in-
dividuali, aspetti e momenti di per sé diversi da tutti gli altri.
Alcuni nomi importanti, da Sombart e Nef a Tilly, Trebilcock e McNeill, ci
inducono dunque a cercare nella variabilità delle situazioni la variabilità dei ri-
sultati e ad escludere che si possa dare una risposta univoca e generalmente va-
lida sia per quanto riguarda i riflessi economici che il progresso tecnico della
spesa militare. Nei limiti che ci siamo posti nell'approccio al tema credo che sia
possibile e utile procedere su questa strada.
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Colui che sul piano teorico ha rotto con una diffusa ostilità verso la spesa
militare che risale alla opinione formatasi a seguito dei due conflitti mondiali,
soprattutto del secondo, è stato Benoit che tra il 1971 ed il 1978 ha sostenuto la
funzione positiva e propulsiva della spesa, sia per i paesi sviluppati che per quel-
li in via di sviluppo ma soprattutto per i primi. Essa è stabilita dalla correlazio-
ne tra incremento della spesa e incremento del reddito - malgrado una produttività
relativamente più bassa di quella indotta dagli investimenti "civili" -, rafforzata
da ricadute sul piano sociale e politico. Le spese, soprattutto se effettuate nei
paesi in via di sviluppo, provocano infatti una modernizzazione in quanto l'in-
troduzione di sistemi e strumenti relativamente sofisticati comporta la necessità
di disporre di personale addestrabile e dunque l'ampliamento della istruzione
di base e tecnica necessaria a quell'addestramento; la costruzione di infrastrut-
ture - porti, aeroporti, strade e ferrovie - utili anche alla vita civile; persino, se
si riesce a contenerla, quella leggera inflazione che contribuisce utilmente all'au-
mento della domanda aggregata. Ciò facendo, e producendo sicurezza neces-
saria alla vita politica ed economica, le spese riescono per Benoit persino a
suscitare e rafforzare un senso di compiuta se non compiaciuta identità nazio-
nale ove esso fosse debole.
Non sono mancate critiche a questa tesi. L'aver considerato solo gli effetti
a breve termine lo avrebbe indotto a trascurare elementi come la contestuale ri-
duzione della formazione di capitale e il non aver distinto tra effetti sulla cre-
scita ed effetti sullo sviluppo se non sul piano della modernizzazione, a molti
apparsa dubbia o troppo limitata.
A Benoit si è poi aggiunto Looney il quale tra il 1982 ed il 1989 ne ha mo-
dificato le ipotesi, sostenendo che solo le economie sviluppate possono benefi-
ciare a pieno delle spesa militare.

