Page 51 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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I "LAICI"  E  LA  STORIOGRAFIA  MILITARE



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             Diciamo subito che la  distinzione  degli studiosi  di storia  militare  tra  "laici"
         e  "militari", ossia ufficiali di carriera,  non ha più alcun senso, è  soltanto un ricor-
         do  di  un  tempo  passato,  quando  la  separazione  tra  Forze  Armate  e  paese  era
         netta.  Fino al  1914  (per molti aspetti fino  al  1940) la  storia militare,  intesa come
         studio  delle  grandi  campagne  e  battaglie  passate  (da  Federico  di  Prussia  a
         Moltke,  con  un  ruolo  privilegiato  per  Napoleone)  aveva  un  ruolo  importante
         nelle  scuole  di  formazione  degli  ufficiali  come  apprendimento  della  tattica  e
         della strategia e  insegnamento etico-professionale.  È comprensibile che i militari
         vedessero con fastidio le (peraltro rare) intrusioni dei civili in questo campo, cui
         dedicavano assai più attenzione che nei tempi odierni (basti  pensare alle  molte
         opere  di  storia  militare  di  buon  livello  scritte  da  ufficiali,  ci  limitiamo  a  citare
         Alberto Pollio, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito nel 1908-1914); e che gli sto-
         rici civili disdegnassero occuparsi di  questa  histoire-bataille, con poche eccezio-
         ni  come Piero  Pieri.  L'appellativo  di  "laici"  dato  a  costoro  stava  a  indicare  che
         l'estraneità al  mondo militare rendeva loro difficile,  se non impossibile penetrare
         la complessità dei movimenti sul campo di battaglia e  la storia complessiva degli
         eserciti  (un  pregiudizio  privo  di  fondamento,  come  dimostra  lo  sviluppo  della
         grande storiografia militare tedesca di fine  Ottocento).
             Questa situazione è  radicalmente mutata, la storia militare ha oggi un ruolo
         minore  nella  formazione  e  negli  studi  degli  ufficiali  di  carriera  e  suscita  invece
         interesse  crescente  nelle  università  (più  ampio  di  quanto  non  dica  il  numero
         limitato di cattedre specifiche,  perché non sono pochi i professori che alternano
         studi militari e  ricerche in altri campi) Cl)  e soprattutto nello straordinario mondo
         degli studiosi a tempo parziale, per così dire,  dalle più diverse forme di collezio-
         nismo e  "militaria"  agli studi locali o  settoriali,  con risultati ora del tutto estranei
         alla  ricerca  scientifica,  ora  di  notevole  rilievo  per una  storia  militare  rinnovata
         come campi e obiettivi CZ).  La  storia militare oggi è  infatti molto più complessa di
         un tempo,  non si ferma alle dottrine e  alle operazioni degli eserciti regolari,  ma
         spazia  dal  reclutamento  alla  mobilitazione  industriale,  dal  consenso  dei  soldati
         all'impiego  delle  truppe  in  ordine  pubblico,  dall'antimilitarismo  alla  tecnologia
         bellica,  dalle  guerre  partigiane  al  traffico  navale,  e  via  dicendo  (3).  Neppure  lo
         studioso più  operoso può pretendere  di  dominare  tutti  gli  aspetti  di  una guerra
         mondiale, la specializzazione sia cronologica sia tematica è  ormai una necessità.
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