Page 54 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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fascista e le sue guerre, la repressione delle guerriglie africane e balcaniche, la
Resistenza. La mia convinzione è che le Forze Armate abbiano tutto da guada-
gnare da uno studio accurato e critico del loro passato, che comprende sconfitte
e momenti neri che sarebbe sciocco sottovalutare, ma anche una tradizione di
fedeltà e di efficienza. Gli studiosi di storia militare sono impegnati in questo
senso, sarebbe giusto che potessero contare su un maggiore sostegno alla ricer-
ca scientifica da parte delle Forze Armate, nel loro specifico interesse.
NOTE
(l) A titolo di esempio, studiosi autorevoli come Andrea Curami, Mariano Gabriele,
Raimondo Luraghi e Alberto Monticone non sono titolari di cattedre di storia militare; io stes-
so ho tenuto per quasi trent'anni l'insegnamento di Storia dei partiti, poi di Storia contempo-
ranea e soltanto recentemente sono passato alla cattedra di Storia delle istituzioni militari.
(2) Mi limito a citare il gran numero di studi sulla prima guerra mondiale editi nella
fascia dal Trentina a Trieste o, su un altro versante, le ricerche di Beniamo Cadioli sulla posta
militare.
(3) Cfr. Giorgio Rochat, Otto punti sulla storia militare, "Rivista di storia contempora-
nea", 1992, n. 2-3, p. 481-486.
( 4) Come ho dovuto fare io fino a metà circa degli anni '70, quando il col. Rinaldo
Cruccu aprì finalmente agli studiosi l'archivio dell'Ufficio storico dell'Esercito. Nel 1984 l'on.
Enea Cerquetti sosteneva, sulla base della sua esperienza eli studioso e eli parlamentare, che
era possibile studiare la politica italiana di difesa malgrado la chiusura degli archivi, utilizzan-
do il materiale edito dalle autorità politiche e militari italiane e internazionali e dai centri di
ricerca vicini alla Nato (cfr. Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari, La sto-
riografia militare italiana negli ultimi venti anni, Angeli, Milano, 1985, p. 95 sgg.).
(5) Nel corso sulla prima guerra mondiale che ho tenuto all'università di Torino nel
primo semestre 1999-2000 gli studenti hanno contribuito con studi e testimonianze rinvenute
in Internet, a me sconosciuti.
(6) Il divieto di consultare la documentazione sull'intervento italiano nella guerra eli
Spagna 1936-1939 fu l'ultimo a cadere, se ben ricordo verso la metà degli anni '80.
(7) Per fare un esempio, il livello di fruibilità degli archivi militari è inferiore a quello
dell'Archivio centrale dello Stato e superiore a quello dell'Archivio storico del ministero degli
Esteri. Va comunque segnalata la situazione critica dell'Ufficio storico dell'Esercito, che per
ragioni contingenti è oggi assai meno aperto agli studiosi che negli anni passati.
(8) Come è noto, gli Uffici storici conservano le carte delle rispettive Forze Armate,
mentre la documentazione del ministero Difesa è destinata all'Archivio centrale dello Stato
come quella degli altri ministeri (soltanto quello degli Esteri ha per legge il diritto a tenere
un proprio Archivio storico). In realtà la distinzione tra le carte di Forza armata e quelle
ministeriali diventa rigida soltanto dopo la seconda guerra mondiale. Cfr. Patrizia Ferrara, Le
fonti archivistiche: Archivio centrale dello Stato, in Alberto Arpino e Antonello Biagini (a
cura di), Le fonti per la storia militare italiana in età contemporanea, Ufficio centrale beni
archivistici, Roma, 1993.
(9) Manca un catalogo anche sommario degli archivi nazionali di interesse storico-
militare. Alcuni tra i maggiori sono elencati in Le fonti per la storia militare italiana in età

