Page 52 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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42 GIORGIO ROCHAT
In questo quadro la distinzione tra "laici" e ufficiali di carriera non ha più
alcun senso. L'esperienza di un protagonista può essere utile per capire determi-
nate realtà delle "guerre limitate" degli ultimi decenni (non per farne la storia
complessiva), ma dinanzi alla guerra di trincea 1914-1918 o alle campagne di
Garibaldi siamo tutti uguali. Certo ognuno di noi ha le sue passioni e la sua sto-
ria personale, un ufficiale di marina guarderà forse con occhio più benevolo
l'azione delle grandi corazzate o dei mas (anche se non poche delle critiche più
dure alle Forze Armate vengono da ufficiali). Sono problemi che si pongono in
tutti i campi della ricerca storica, l'unico criterio valido per giudicare uno storico
e le sue opere non sono il suo abito o le sue scelte ideologiche, ma la sua pro-
fessionalità e la sua disponibilità al confronto, la sua capacità di lavorare negli
archivi e di rimettere in discussione le sue conclusioni.
Nel titolo della mia relazione il termine "laici" va sostituito con "studiosi" -
sia militari che civili, sia docenti universitari che studiosi a tempo parziale. E il
tema della relazione diventa cosa questi studiosi chiedano alle autorità militari
per lo sviluppo delle loro ricerche. La storiografia militare ha infatti una sua
peculiarità, il ruolo che in essa hanno le Forze Armate nell'organizzazione della
ricerca, a cominciare dalla disponibilità dei maggiori archivi in materia; un
ruolo che possiamo defmire di controparte nei confronti degli studiosi.
Diciamo subito che questa peculiarità non è unica, controparti più o meno
forti si hanno in molti campi della ricerca. Basti pensare alla storia religiosa, che
deve confrontarsi con problemi anche maggiori di accessibilità degli archivi
ecclesiastici e con il ruolo di controparte attiva delle chiese come condiziona-
mento ideologico e proprie strutture di ricerca. Problemi simili si pongono per
la storia dei partiti o dell'industria, dovunque ci siano controparti forti dal punto
di vista politico o organizzativo. Ci si può inoltre occupare di storia militare
anche prescindendo dagli archivi delle Forze Armate ( 4 ): la straordinaria produ-
zione di carte che contraddistingue il nostro tempo fa sì che una grande quan-
tità di documentazione militare, anzi la maggior parte di questa documentazione
sia conservata in archivi pubblici e privati, biblioteche e musei che non dipen-
dono dalle Forze Armate. Per non parlare delle nuove fonti, come fotografia,
cinema, registrazioni audiovisive, memorialistica e letteratura popolare, fino agli
orizzonti aperti dall'informatica (5).
Tutto ciò non toglie che la prima richiesta che gli studiosi fanno alle Forze
Armate sia l'accesso più ampio ai loro archivi, che conservano un ruolo essenziale
per la storia contemporanea. Da una ventina d'anni gli Uffici storici delle tre Forze
Armate hanno liberalizzato l'accesso ai loro archivi fino al secondo dopoguerra CG),
garantendo condizioni di effettiva fruibilità (orari, inventari, tavoli e mezzi di
riproduzione) nella media degli archivi pubblici nazionali (7). Questo non può
essere un punto di arrivo, bensì una base di partenza da sviluppare; non dispo-
niamo' tuttora delle carte del ministero Difesa (in mezzo secolo nulla risulta ancora
versato all'Archivio centrale dello State>) CB), una serie di altri archivi militari riman-
gono ai margini della ricerca (9), non si capisce perché la liberalizzazione degli

