Page 58 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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specializzato della storia cosiddetta "generale" ( Gesamtgeschichte). Lo affermava
negli anni Trenta la nostra Enciclopedia militare, lo hanno ripetuto nella nostra
generazione maestri insignì come André Corvisier e, in riferimento incidentale
alla questione delle cattedre universitarie specifiche, anche Giorgio Rochat.
È facile comprendere che tali definizioni riflettono l'intento pratico, storica-
mente e culturalmente determinato, di accreditare gli studi storico-militari
nell'ambito accademico, dove soltanto in epoca recentissima la scienza politica
ha germogliato i primi corsi ancillari di "studi strategici". Nondimeno in esse si
manifesta la tassonomia sostanzialista e gerarchica degli studi storici alla quale si
ispirano appunto gli ordinamenti accademici, quel che Fueter chiamava
"Schubladensystem" (a proposito del Siècle de Louis X/Vvoltairriano, capostipite
dell"' histoire-tableau") e Febvre "le système de la com mode', nei cui cassetti col-
locare ordinatamente i vari settori e sottosettori della realtà e della relativa sto-
riografia (politica, arte, diritto, economia, guerra ed eserciti e così via).
Il guaio è che il concetto di storia "generale" è del tutto privo di senso.
Certamente esistono un "pensiero storico" e una "scienza storica", vale a dire un
atteggiamento culturale e un metodo comuni a tutte le discipline storiche: è dun-
que corretto, anche se un po' tautologico, definire la storia militare come "discipli-
na specialistica della scienza storica", come ha fatto nel 1976 un gruppo di lavoro
dell'Ufficio storico della Bundeswehr (MFA) presieduto da H. Huerten. Ma "scien-
za storica" non equivale affatto a "storia generale". Forse piacerebbe chiudere la
storia in un suo ghetto dilettevole quanto innocuo e insignificante, ma per fortuna
il pensiero storico spunta dappertutto e la critica storica è onnivora.
Ma non può esistere una storia che, per quanto vasta, complessa e magari
"universale", non sia in realtà specialistica, se non in relazione all'oggetto alme-
no allo scopo. Lo sono anche la storia della storiografia e quella, più penetrante
e meno frequentata, del "pensiero storico" (nel senso definito da Santo
Mazzarino). In realtà l'unica chiave in cui è possibile concepire una storia
"generale" è quella escatologica della storia sacra e della filosofia della storia,
non a caso antagonizzate dalla relativa storiografia critica.
In realtà il concetto di storia "generale" è il mero riflesso dell'ordinamento
accademico, dove le discipline storiche fondamentali sono scandite per "epo-
che" (o meglio in base alla diversa difficoltà di leggere e interpretare le fonti)
mentre quelle connotate da aggettivi non temporali (''storia americana") o da
genitivi (''storia dell'arte") sono in genere considerate ancillari e spesso facoltati-
ve. Ma questa prassi della corporazione accademica risponde a criteri talmente
lontani dal rigore epistemologico da riconoscere "specializzazioni" addirittura
esilaranti come la "storia del Risorgimento" di spadoliniana memoria.
La scansione "per epoche" riflette il passato predominio della storia "politi-
ca" o "nazionale" (histoire-batail!e) derivata dalla storiografia classica e
dall'annalistica. Ma oggi, per fortuna, ciascuna specializzazione "epocale" indica
soltanto un fascio di discipline particolari, le uniche che abbiano davvero un
senso e un interesse scientifico. In realtà la scansione per epoche si limita a

