Page 61 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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EPISTEMOLOGIA DELLA STORIA MILITARE                                     51


          lo  studio  "collaborazionista"  sull'alto  comando  del  maresciallo  Foch,  in  virtù
          dell'altro suo studio-denuncia sulla censurata mutinerie del 1917.
              Naturalmente la difesa accademica deve sostenere che la storia militare non
          presenta sostanziali differenze di metodo e  di interesse  rispetto alle altre discipli-
          ne storiche riconosciute dall'università.  Infine lo stesso Corvisier riconosce giusta-
          mente  di  essere  uno  storico  "dei militari"  piuttosto  che  uno  storico  "militare".
         Anche in Italia la situazione non è  diversa, se si pensa che la corrente oggi domi-
          nante  nella  produzione  storico-militare  accademica è  formata  dagli  "storici  delle
          classi  dirigenti"  (rappresentati dalle  "scuole"  torinese,  padovana e  napoletana)  e
          che una commissione di dottorato formata da costoro ha ritenuto "non attinente"
          alla storia militare una proposta di ricerca sulla recezione di Clausewitz in Italia.
              Ho qualche dubbio, pensando all'esperienza italiana e  alle testimonianze dei
          colleghi francesi,  che questa esibita "civilizzazione" della storia militare sia davve-
          ro in grado di superare i preconcetti e  le preclusioni accademiche. Ma  ai fini  epi-
          stemologici è  una questione  estrinseca,  se  non del  tutto irrilevante.  Che  l'univer-
          sità di Berlino abbia fatto sospirare la cattedra a Delbrueck è un aspetto della sto-
          ria 9ella cultura accademica tedesca,  non della storia militare.  Alla quale appartie-
          ne invece il  tempestoso rapporto tra  Delbrueck e  il Grande Stato Maggiore tede-
          sco,  fino  alla  nota requisitoria  dello storico contro il piano Schlieffen e  le  lezioni
          sbagliate tratte dalla strategia federiciana e  dalla vittoria cannense di Annibale,  per
          non parlare del tendenzioso fraintendimento della lezione clausewitziana.
              Naturalmente  il  punto  di  vista  del  Grande  Stato  Maggiore  su  Delbrueck  era
          identico a quello dell'università di Berlino.  Le  burocrazie corporative amano accre-
          ditarsi vicendevolmente sulla pelle degli eretici e  dei contestatori,  talora ricompen-
          sati  da postume lacrime  di  coccodrillo.  Sicuramente gli  Stati  Maggiori  non hanno
          nulla  da temere  da  una storia  militare  accomodata nelle  università  ed estranea  al
          dibattito  sulle  decisioni  strategiche  e  militari  attuali.  La  selettività  dell'accesso  alle
         fonti archivistiche  riduce fin  quasi ad azzerarlo il rischio di polemiche fastidiose  (e
          in ogni caso inessenziali) e il fmanziamento di ricerche erudite migliora l'immagine
          e il prestigio, se non della funzione militare, almeno della burocrazia in uniforme.
              Inoltre la difesa e  l'involuzione accademica della storia militare confermano
          e rafforzano il radicato pregiudizio dei tecnici militari nei confronti della sua uti-
          lità  pratica.  Questo  aspetto  non  è  stato  finora  chiaramente  rilevato  da  coloro,
         · più numerosi degli accademici,  che hanno difeso la  storia militare sull'altro fron-
          te,  quello  dell'utilità  per la  strategia  e  il  pensiero  militare.  Soltanto van Creveld
          ha rilevato di sfuggita che "this socializing of military history' sfocia spesso in una
          ricostruzione  epocale  ("static pictures'),  in  una  histoire-tableau,  utilissima  per
          ridurre gli anacronismi nei romanzi e  nei film  storici ma a  spese dello storicismo,
          cioè della critica e dell'intelligenza storica del presente.

         Ne sutor ultra crepidam!
              Ma  la polemica di van Creveld verte soprattutto sulle incursioni dissacrato-
          rie  e  pasticcione degli storici  "profani",  accusati di non avere la più pallida idea
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