Page 64 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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tutto: ma neppur lui, quando comandava le Forze Armate italiane, è riuscito ad
ottenere che le nostre molteplici rappresentanze a Washington acquistassero
regolarmente almeno una piccola parte della sterminata e vertiginosa produzio-
ne anglosassone di libri strategici e militari. In fondo bastava prendere la metro-
politana una volta al mese per andare a spigolare al mega bookshop militare
della fermata Pentagon).
Eppure posso testimoniare che i nostri ufficiali operativi la storia militare
pratica sono perfettamente in grado di scriverla. Ho avuto infatti la fortuna di
partecipare, ovviamente da "esterno" e con i dovuti limiti di riservatezza, ad una
eccellente analisi a tutto tondo dell'esperienza dell'operazione Ibis in Somalia
compiuta dagli ufficiali frequentatori della XLVI sessione 0994-95) del Centro
alti studi difesa italiano (alcuni dei quali reduci dall'operazione). E di sfogliare,
ormai declassificato, uno studio dell'VIII sessione (1956-57) sulle "previsioni e
provvedimenti per un caso di invasione del territorio nazionale" che dimostrava
una acuta comprensione delle particolari caratteristiche strategiche e militari
della guerra partigiana italiana - per inciso la più lunga, sanguinosa e insidiosa,
sotto il profilo militare, incontrata dalla Wehrmacht nell'Europa occidentale.
Comprensione del tutto assente, ritengo, nella sterminata letteratura pubblicata
in argomento, sempre più rarefatta e istupidita dall'abuso degli stereotipi e dei
canoni tralatizi.
Ciò non significa ovviamente che gli Uffici storici siano divenuti superflui.
A prescindere dalle numerose e complesse funzioni amministrative e archivisti-
che che in ogni caso li rendono necessari, dopo la seconda guerra mondiale la
loro visibilità esterna è stata semmai valorizzata, trasformandoli in "enti culturali
delle Forze Armate" (come li ha definiti nel 1985 il secondo, e ultimo, Libro
bianco della difesa italiano) e aprendoli più o meno rapidamente (in Francia dal
1945) non soltanto alla pubblica consultazione degli archivi, ma anche alla col-
laborazione di studiosi esterni mediante commissione e acquisto, ai fini della
pubblicazione, di opere dell'ingegno di interesse storico-militare. Naturalmente
con alcune eccezioni, che in Italia riguardano ad esempio lo speciale Ufficio
storico del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri (non esiste l'equivalen-
te per gli altri corpi di polizia a statuto militare e civile, a parte qualche iniziativa
collaterale o addirittura amatoriale).
A differenza degli uffici storici continentali, quelli americani non si limitano
però ad archiviare e microfilmare documenti cartacei, fotografici ed eventual-
mente cinematografici versati da enti esterni, ma progettano ed effettuano in
modo autonomo vere e proprie campagne mirate di ricerca e acquisizione. Le
più interessanti dal punto di vista dottrinale e operativo sono quelle relative alla
"storia orale" immediata delle campagne e delle operazioni militari. Questa pras-
si risale all'operazione Torch (lo sbarco in Marocco del 1942). Durante la guerra
di. Corea operarono 8 "distaccamenti di storia militare" e 26 nella guerra del
Vietnam, dove furono realizzate 1.500 interviste (la sola testimonianza orale del
comandante in capo, generale William C. Westrnoreland, è un documento di 600

