Page 69 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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EPISTEMOLOGIA DELLA STORIA MILITARE 59
Utilizzare la storia come "strategoteca" e come leggere Sun Zu o, nella
variante muliebre, consultare l'I Ching, equivalente cinese dei meno raffinati
Tarocchi. La letteratura strategica non è la sola a farlo. Lo fanno anche, ai propri
fini, anche le scienze umane "predittive", dalla sociologia alla politologia all'eco-
nomia. Infatti queste discipline utilizzano la storia sotto forma non tanto di inda-
gini diacroniche, quanto piuttosto di case studies, una tecnica argomentativa che
i vecchi e nuovi manuali di retorica chiamano exempla historica.
All'uso degli esempi storici nei trattati di arte militare e strategia Clausewitz
ha dedicato il VI capitolo del secondo libro del Vom Kriege, distinguendo l'uso
meramente retorico (come semplice illustrazione o sviluppo del pensiero o
argomento probabilistico a sostegno di una determinata tesi) dallo studio com-
parato di un complesso di molti avvenimenti storici allo scopo di "dedurne inse-
gnamenti che in tali testimonianze trovano la loro vera prova". A suo giudizio
gli esempi storici "chiariscono la materia e costituiscono altresì le prove più soli-
de nelle scienze sperimentali". L'unico problema è, a suo avviso, soltanto quello
di saperli usare, guardandosi da una lunga e interessante tipologia di errori fre-
quenti, in primo luogo quello di scambiare quantità con qualità e pertinenza.
Ma è proprio la pertinenza degli esempi storici ad essere sfidata dal muta-
mento storico. "Più noi penetriamo - scrive Clausewitz - nei particolari delle
cose, allontanandoci dai rapporti generali,. tanto meno possiamo scegliere i
modelli e i dati di esperienza nei tempi lontani: giacché non ci è possibile
apprezzarne sufficientemente gli avvenimenti, né applicare i risultati di questo
apprezzamento ai nostri fini, dato il cambiamento completo avvenuto nei mezzi.
La pertinenza degli esempi storico-militari è stata contestata tre volte,
durante il Novecento, in corrispondenza di fratture epocali dell'esperienza belli-
ca: l'avvento della "guerra di macchine" e della "guerra totale" già "previste" da
Ivan Bloch (non uno storico, ma un geniale poligrafo "economista"), poi
l'avvento dell"'era nucleare", infine l'odierna "rivoluzione negli affari militari" e
l'ambizione americana di progettare il modello di sicurezza globale e la struttura
delle Forze Armate necessari per governare il XXI secolo.
Van Creveld assesta una splendida stilettata cattivista ricordando una quarta
frattura epocale: quella dei whiz-kids chiamati al Pentagono da Robert
McNamara, che "depised military experience (and history) but seemed to know
everything about economics, management, system analysis, and computer servi-
ce. Unfortunately, it soon turned out, they know absolutely nothing of war". Non
è detto peraltro che in Vietnam gli storici militari avrebbero ottenuto risultati
migliori degli enfants-prodige. Semmai è più interessante ricordare che, durante
la crisi dei missili del 1962, il presidente Kennedy, cioè il tutore politico dei
"maghetti", si mise a leggere il saggio di Barbara Tuchman sullo scoppio della
prima guerra mondiale.
Le polemiche futuriste contro la storia militare che serve a preparare le
guerre del passato sono tutt'altro che infondate e futili. Sono anzi talmente inte-
ressanti che dovrebbero essere oggetto di una specifica indagine di storia militare

