Page 74 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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             militare  dal  Rinascimento,  non  certo  più  complessa  di  quattro  secoli  di
             American Military History  (cfr.  le  800  pagine  curate  da  Maurice  Matloff  nel
             1973)  o  della  Germania (cfr.  le  2.500  pagine della  recente  collana  di  10  volumi
             Heerwesen  der Neuzeit,  Bernard  &  Graefe  Verlag)?.  Perché  permane  questa
             vistosa lacuna della storia politica d'Italia? Perché, citando un libro che si intitola
             intenzionalmente  e  provocatoriamente  Storia  militare della  Prima Repubblica,
             un autorevole storico istituzionale dell'Esercito italiano corregge istintivamente il
             titolo in Storia delle Forze Armate ... ?
                 Come osservava  nel  1883 ].  R.  Seeley ( Tbe Expansion of England)  la  gran-
             de  storiografia  whig (ma  poi,  in  forme  diverse,  anche  la  successiva  storiografia
             libera[)  riduceva  la  storia inglese  alla  storia  del  parlamentarismo e  della  legisla-
             zione,  di  fatto  ignorando  il  contemporaneo  sviluppo  dell'Impero  britannico.
             Analogo  è  il  più  longevo  pregiudizio  anti-geopolitico  della  grande  storiografia
             italiana.  Essa ha infatti concepito la  storia nazionale come storia delle élites rifar-
             miste e  illuminate oppure delle classi subalterne, due prospettive ancora antiteti-
             che all'epoca di Croce e  di Gramsci,  ma che in seguito sono entrambe confluite
             nella  storia  unitaria  del  cosiddetto  "movimento  di  liberazione  in  Italia".  Sono
             infatti  entrambe  accomunate  dall'interpretazione  della  storia  nazionale  come
             "storia  civile"  della società dell'economia della cultura;  e  anche delle  pubbliche
             istituzioni  e  delle  politiche  di  governo,  tranne  però  quelle  che  maggiormente
             caratterizzano  la  soggettività  esterna  dello  Stato,  cioè  politica  estera  e  capacità
             militare.  Con l'eccezione delle due fasi  in cui i movimenti democratici condizio-
             narono  direttamente  la  politica  estera  e  la  guerra,  cioè  Risorgimento  e
             Resistenza,  le grandi scuole  "civili"  hanno infatti  ignorato o  del  tutto frainteso  i
             fattori geopolitici e militari della storia italiana.
                 Nell'ottica  puramente autoreferenziale  e  autoreverenziale  della  "storia  civi-
             le"  italiana la storia militare non assume infatti alcun rilievo né pone alcuna que-
             stione.  Irrilevante  è,  per la  nostra  "storia  civile",  la  spiegazione  delle  vittorie
             delle sconfitte e  delle  riforme  militari;  insensata,  quando non depistante e  addi-
             rittura  provocatoria,  l'analisi  dei  secolari  fattori  strategici  e  geopolitici  entro  i
             quali  sembra  iscriversi  l'intero  fato  della  Penisola,  incluse  le  ragioni  e  le  sorti
             della stessa "storia civile",  in verità più condizionata (anche dalla  Royal Navy)  e
             meno incisiva di quanto possa mai spingersi a sospettare.  È storia "civile",  infat-
             ti:  non storia "nazionale".
                 Sull'altro  versante,  quello  degli  stati  maggiori  italiani,  la  storia  militare  è
             scomparsa non solo dalla prassi ma anche dalla cultura e  mentalità.  Soprattutto,
             in un paese come l'Italia,  che aveva subìto la sconfitta e  conservato la  continuità
             istituzionale  delle  proprie  Forze  Armate  postbelliche,  la  funzione  della  storia
             militare si è  trasferita dall'ambito scientifico e  critico del pensiero e  della politica
             militare  a quello ideologico dell'autorappresentazione e  della  propaganda.  Così,
             proprio nell'epoca dei militari  manager,  la  cultura militare ha seguito un proce-
             dimento  opposto  rispetto  a  quello  della  cultura  aziendale.  Studiare  gli  errori
             compiuti  corrisponde  per  un  esercito  al  "circolo  di  qualità"  di  un'azienda  e
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