Page 76 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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rapporto tra l'amministrazione della Difesa e la ricerca (accademica ed extra-
accademica) al puro cerimoniale delle relazioni sociali delle Forze Armate, carat-
terizzato da riconoscimenti formali, acritici, reverenziali e talora perfino implici-
tamente derisori, calibrati sul rango accademico dell'autore anziché sulla qualità
e l'attinenza del prodotto scientifico. Ma, quel che è peggio, radica la naturale
tendenza delle istituzioni a evitare questioni complicate che richiedono sforzo
autocritico e progettualità radicalmente innovativa. Al tempo stesso questo tipo
di storia militare non riesce a suscitare il desiderato sex-appeal da parte della
storia politica (ossia della sedicente storia "generale") e restringe la cerchia dei
fruitori ad un esiguo numero di appassionati e studenti, radicandoli o sviandoli
verso visioni anguste, settoriali, ideologiche e talora un po' mattoidi (in generale
il "collezionismo" è considerato in psichiatria una forma di sadismo o di fetici-
smo, ovvero di regressione alla fase anale, nella quale sembra manifestarsi qual-
che disturbo nella costruzione dell'identità sessuale: io, ad esempio, colleziono
guepières tricolori, italiane ed estere).
Nell'epoca bipolare-nucleare l'anomalia italiana rilevava comunque poco,
perché la storia militare vera e propria, tale per lo scopo e non solo per l'ogget-
to, si coltivava poco ovunque, almeno in Occidente. Ma nell'ultimo decennio di
"rinazionalizzazione" della difesa (con buona pace della chimerica difesa euro-
pea) questo ritardo culturale italiano è andato via via emergendo in modo sem-
pre più vistoso. Forse la data di svolta è il 1986, l'anno in cui negli Stati Uniti si
è riconosciuto che la guerra fredda era stata vinta imponendo all'URSS il ritiro
degli Euromissili e che da allora "ricominciava la storia", l'epoca della guerra
come strumento della politica. Quello è infatti l'anno in cui fu ripubblicato, con
aggiornamenti e approfondimenti, Makers of Modern Strategy, il volume colletti-
vo che nel 1942 rappresentò il primo concreto e prezioso contributo patriottico
dell'Università di Princeton allo sforzo bellico degli Stati Uniti.
Per il momento, storiografia e pensiero militare italiani continuano a rispec-
chiare il costume intellettuale nazionale derivato dai Borboni di Napoli: quelli
che non dimenticavano niente. E non imparavano niente.
BIBLIOGRAFIA
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