Page 72 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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              continui  aggiornamenti  sono  assolutamente  necessari.  Una  decina  d'anni  fa  un
              qualificato  ambiente  nazionale  fu  colto  da  un  breve  sgomento  all'ordine  di
              improvvisare per il  giorno dopo un simposio internazionale sulla "sustainabilit)l'.
              In  mancanza  della  più  recente  letteratura  militare  americana  per le  surriferite
              ragioni  burocratiche,  un  modesto  habitus filologico  indirizzò  comunque  verso
              l'esatta decrittazione del piccolo enigma.  E mi pare che quel concetto si sia rivela-
              to utilissimo per una migliore reimpostazione delle questioni logistiche.
                  La filologia,  che è  forse la più raffinata e  illuminante applicazione della cri-
              tica  storica,  non  si  risolve  nella  mera  decrittazione  ed  esatta  comprensione  di
              termini  e  concetti  complessi.  Essa  rende  più  coscienti  delle  implicazioni  e  dei
              condizionamenti culturali e  ideologici del passato che sono incrostati e veicolati
              dalle  parole  e  rende  ragione  delle  infinite  variazioni  di  senso e  significato  che
              esse subiscono in diversi contesti epocali e  culturali. Infatti il compito della criti-
              ca storica non è  di far rivivere  "gl'hanni già fatti  cadaueri" dell'Anonimo manzo-
              niano, né di trarre ammaestramenti e precetti dal passato.  Il suo compito è inve-
              ce  quello  di  liberare  il presente,  cioè  l'uso  che facciamo  del  linguaggio  e  della
              ragione,  dai  condizionamenti impliciti  del  passato.  Non esiste  un altro modo di
              liberarsene se non quello di  riconoscerli e giudicarli.  È puerile e  illusorio pensa-
              re di  chiuderli fuori  dalla nostra vita  personale e  dalla nostra professione  inven-
              tandoci un nuovo universo autoreferenziale: in questo modo semmai diamo loro
              nuove e  migliori occasioni di nuocere alla  libertà del nostro spirito e  del  nostro
              intelletto. È soltanto la critica storica, in ogni campo del sapere e in ogni aspetto
              della  società e  della  persona che,  almeno in qualche misura,  può liberarci dalla
              "coazione  a  ripetere";  che  può  indicarci  i  veri  percorsi  intellettuali  e  interiori
              dell'innovazione e dell'originalità.
                  Qualche  difensore  della  storia  militare  "dura  e  pura",  come  ad  esempio
              Kaegi,  si  è  preoccupato  di  tracciare  un  elenco  esemplare  di  punti  e  questioni
              qualificanti.  Ma  perché  mettere  limiti  all'umana  Provvidenza?  La  vitalità  di  una
              disciplina non si misura dalle perorazioni e dalle casuali prescrizioni, bensì dalla  ·
              fecondità  dei suoi prodotti.  Il  miglior contributo di van Creveld alla difesa  della
              storia  militare  "dura  e  pura"  non è  il  saggio d'occasione  citato in bibliografia  e
              spesso  richiamato  in  questo  testo,  ma  piuttosto  la  sua  magistrale  trilogia  sulla
              logistica,  il  comando e  la tecnologia in guerra, veri modelli di storia militare cri-
              tica.  E soprattutto l'influenza che van Creveld ha avuto sull'attività del  1RADOC
              (Training and Doctrine Command) dell' U.S. Army.
                  Per capire  la  direzione  e  lo  stato  di  salute  della  storia  militare  nell'epoca
              della  "rinazionalizzazione"  della strategia  basta  andare in libreria.  Osservare,  ad
              esempio, l'effetto penoso e  sconsolante che fa  lo scaffale dei libri  militari  italiani
              (e  francesi)  accanto  a  quelli  dei  libri  anglosassoni  e  tedeschi.  La  produzione  di
              testi di storia  militare  e  geostrategica nazionale estera,  e  comparata che nell'ulti-
              mo decennio si è verificata nei paesi anglosassoni e, sia pure in misura inferiore,
              anche in Francia e Germania, è sterminata e  cresce in misura esponenziale, arric-
              chendosi  di  trimestre  in  trimestre  di  temi  e  filoni  di  ricerca  nuovi,  che  gettano
              luce  sul  presente  e  sul  futuro.  Molte  di  queste opere sono con tutta  evidenza,
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