Page 73 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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EPISTEMOLOGIA DELLA STORIA MILITARE                                     63

         spesso  esplicita,  contributi  ai  centri  di  addestramento  e  dottrina  delle  Forze
         Armate  americane  impegnati  nella  sfida  di  progettare  uno  strumento  non  per
         l'oggi e il domani, ma per l'intero XXI secolo.
             Ciò rende significativa e  pregnante la storia comparata e globale dei sistemi
         d'arma  (ad esempio  Tbe Social History of the Machine Gun di John Ellis  e  Tbe
         Silent Revolution.  Development of Conventional  Weapons  1945-85 di  Guy
         Hartcup).  Ma  anche  quella  delle  specialità  delle  Forze  Armate;  dei  vari  tipi  di
         operazioni (nel deserto, subacquee, speciali, anfibie, verticali ecc.); della pianifi-
         cazione e del comando, della formazione, del reclutamento.
             Per non  parlare della storia  nazionale  e  comparata  del pensiero strategico
         (Tbe Making  of Strategy.  Rulers,  States and War,  a  cura  di  Williamson  Murray,
         MacGregor  Knox  e  Alvin  Bernstein:  il  capitolo  italiano,  di  Brian  R.  Sullivan  ci
         scatta la fotografia fin  dal titolo:  "Tbe strategy of the decisive weighf').  Un tipo di
         storiografia non quale rientra quella recezione nazionale di Clausewitz che sem-
         bra  così  strampalata  e  stravagante  agli  storici  della  politica  matrimoniale  degli
         ufficiali  del tardo Settecento  napoletano  e  un po'  meno  a  quelli  dell'Università
         di  Oxford  (Clausewitz  in English.  Tbe  Reception  of Clausewitz In  Britain and
         America 1815-1945, di Christopher Brassford,  1994).
             E  si  moltiplicano  i  manuali  di  storia  militare  generale  per  le  accademie,
         calibrati  scientificamente  sulle  specifiche  esigenze  delle  varie  Forze  Armate  e
         delle varie  categorie di futuri  ufficiali,  come sulle loro capacità di apprendimen-
         to in contesti culturali mutati e  in mutamento continuo.  Manuali che si vendono
         nelle  librerie  allargando  il  sapere  oltre  le  anguste  pareti  accademiche  e  stabili-
        scono linguaggi comuni e interfaccia civili/militari.
         Considerazioni sul caso italiano
             A proposito di biblioteche,  quando quel secchione  di Clausewitz faceva  il
         cadettino a  Neuruppin 0796-1801), si spendeva lo stipendio alla libreria militare
         più vicina,  che  stava  a  Rheinsburg.  Tre  anni  fa  ne è  stata  aperta  una  anche in
        Italia,  in  una  località  segreta  del  Triangolo  industriale,  a  cento  metri  da  una
         caserma napoleonica e  da un dimenticato sacrario  ai  Caduti locali.  Ovviamente
         quei  trenta  metri quadrati  zeppi  di  libri  (per tre  quarti  anglosassoni)  sono fre-
         quentati  soprattutto  da  civili  (esclusi,  per carità,  i  docenti  universitari,  che  in
         libreria  ci  vanno poco  come  autori  e  mai  come  clienti)  e  ufficiali  ticinesi.  Ma,
        udite  udite,  la  frequenta  perfino  qualche  militare  con  le  stellette  al  bavero:  un
         noto  tenente  generale,  molti  carabinieri  di  ogni  grado,  qualche  sottufficiale  di
         carriera dell'Esercito e  della Marina e soprattutto tantissimi soldati di leva,  "cemi-
         sini"  o  non  (gli  unici  zaini  italiani  dai  quali  potrebbe  un  giorno  spuntare  un
        bastone di maresciallo).
             Nel  caso  italiano,  l'indagine  epistemologica  consente  di  cogliere  alcune
        connotazioni  storiche  non  soltanto  delle  istituzioni  militari,  ma  anche  dell'alta
        cultura  accademica.  Per  quale  ragione,  nonostante  la  mole  impressionante  di
        studi  particolari,  l'Italia  non  riesce  a  produrre  una  sintesi  della  propria  storia
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