Page 60 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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culturalmente più agguerrito di quello che ha finora interessato la cosiddetta
storia "generale", per non parlare della storia militare, ultima arrivata. La storia
del diritto è stata infatti,. dopo la storia sacra, la seconda disciplina storica affian-
catasi al genere letterario della storiografia classica. Ma la storia del diritto non
deriva dalla storia, bensì dal diritto, che è anch'esso, come il militare, una sem-
plice modalità della politica (con tutto il rispetto per la separazione costituziona-
le dei poteri, che sono, appunto, tutti "politici").
Come più tardi la storia della medicina o dell'economia, anche quella del
diritto non è nata, infatti, da un accumulo di conoscenze storiche, bensì da
un'esigenza critica - non soltanto tecnica, ma soprattutto etico-politica- interna
alla scienza o alla prassi di riferimento (medica, giuridica, economica) resa sta-
gnante dal principio di autorità e da una dogmatica considerata insoddisfacente.
E a sua volta la storia del diritto è stata, agli albori dell'età moderna, l'incunabo-
lo della scienza politica e, agli albori dell'età contemporanea, l'incunabolo
dell'economia e della sociologia.
Anche nel campo degli studi storico-giuridici si è verificata, a partire dalla
fine degli anni Sessanta, una crescente inflazione degli approcci extragiuridici,
invano avversata dai pochi autori che hanno cercato di difendere - anche con
scritti teorici ma soprattutto con ricerche esemplari - la specificità della storia
"interna" del diritto (vale a dire una storia rigorosamente "giuridica") dal nuovo
gusto sociologizzante per la storia "esterna" delle istituzioni e della prassi giudi-
ziaria e negoziale: e della stessa scienza giuridica. Dubito che l'apporto della
nuova storiografia giuridica abbia davvero arricchito la storia economica, sociale
e politica, o magari quella militare. Ma certamente la perdita di specificità e ·la
conseguente marginalizzazione della storia del diritto ha impoverito la scienza
giuridica, privandola dell'unico antidoto critico al rapido rifiorire di una nuova
dogmatica grossolana, brodo di coltura della barbarie giudiziaria e legislativa di
cui quest'ultimo decennio ci ha· già dato i primi assaggi (come sempre nel vile
silenzio, se non quando nella cinica complicità, di molti scienziati del diritto).
La difesa accademica della storia militare
Com'è logico, a sollevare un po' di dibattito sulla natura e sugli scopi della
storia militare, sono stati assai più i suoi difensori che i suoi detrattori. Facendo
un bilancio complessivo di tutti questi interventi, emerge anzitutto che si tratta
di una difesa su due fronti contraddittori. Alcuni, come Corvisier, si sono preoc-
cupati di difendere la dignità accademica di una disciplina a lungo disprezzata
dalle università, per lo meno da quelle continentali, ed ancor oggi appena tolle-
rata con qualche sufficienza, secondo il principio che un sigaro e una cattedra
non si negano a nessuno. E in tale perorazione non si è mancato di esibire il mar-
tirologio degli storici militari all'epoca della "traversée du désert", col celebre caso
della cattedra a lungo negata a Delbrueck dall'università di Berlino e meno noti
ostracismi contro gli eroici pionieri francesi fino al 1971, quando la Sorbona ses-
santottarda concesse finalmente una cattedra a Guy Pedroncii, forse perdonandogli

