Page 82 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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            negli anni 1970 di un corso di laurea in storia nella facoltà di Lettere e filosofia  e
            di  un indirizzo storico-politico  nella facoltà  di  Scienze  politiche),  grazie,  soprat-
            tutto, come capita spesso nella vita,  al concatenarsi di una serie di circostanze in
            parte  casuali,  in  parte  frutto  di  scelte  individuali,  al  vuoto  assoluto  del  1969  è
            subentrato,  con  il  trascorrere  dei  decenni,  un  quadro  senza  dubbio  assai  più
            favorevole,  ma  che  tuttavia  contiene,  al  di  là  delle  apparenze,  anche  degli  ele-
            menti di fragilità,  tanto che si  è  indotti a  ritenere che,  tutto  sommato,  la  recente
            fioritura  della  storia  militare  nelle  Università  possa  essere  un  episodio  senza
            domani,  una parentesi fortunata  tra  due fasi  contrassegnate,  per motivi  diversi,
            dal rifiuto della storia militare.
                Chi ha seguito con maggiore attenzione e interesse l'affermazione della sto-
            ria  militare  nell'ambito  universitario  è  stato  senza  dubbio  Virgilio  Ilari,  che  fin
            dai  primi anni  1980  ha  dedicato  a  tale  tema  alcuni  interventi.  In  occasione  del
            convegno su  Venti anni di storiografia militare italiana tenuto a Lucca nel 1984
            a  cura  del  Centro  interuniversitario  di  studi  e  ricerche  storico-militari  e  grazie
            all'esemplare  organizzazione  del  generale  Giuseppe  Caforio,  Ilari  presentò  una
            relazione  su  La storiografia  militare italiana:  riflessioni  critiche su  strutture,
            ruolo  e prospettive,  nel  corso  della  quale  fotografò  anche  "la  situazione  nelle
            Università"  quanto  alla  storia  militare:"l'insegnamento  accademico  [. . .]  non  rie-
            sce  [. .. ] a  trovare  adeguata  collocazione  nelle  facoltà  di  Lettere  e  filosofia  e  di
            Scienze  politiche,  malgrado  l'inclusione  della  'storia  e tecnica  militare  nel  rag-
            gruppamento di  materie di Storia moderna [. .. ] e  di  'storia delle istituzioni mili-
            tart'  nel raggruppamento di storia delle dottrine politiche [ ... ] Materie",  soggiun-
            geva,  sottolineando la  casualità  delle  scelte  accademiche,  "assenti,  peraltro,  dal
            raggruppamento  di  storia  contemporanea.  Inoltre,  nei  concorsi  a  cattedre  per
            professori universitari di ruolo (I e II  fascia)  banditi il 3 agosto 1984 è  disponibi-
            le una sola cattedra di  storia delle istituzioni militari (Pavia)".
                 "Esiste attualmente",  continuava Ilari  nella sua relazione,  "una sola cattedra
            di  storia  militare,  retta  da  un  professore  associato  (Filippo  Frassati),  presso
            l'Università di Pisa.  Esistono tre corsi liberi di  storia militare,  tenuti da professori
            a contratto,  presso le Università di Pavia (Lucio Ceva),  Genova (Rinaldo Cruccu)
            e  Milano  Cattolica  'Sacro  Cuore  (Ezio  Cecchini).  Presso  la  facoltà  di  Scienze
            politiche  di  quest'ultima  Università  svolge  un  corso  di  storia  delle  istituzioni
            militari dedicato alla storia delle Forze Armate italiane nel dopoguerra un allievo
            di Gianfranco Miglio,  Massimo Ferrari".
                 Filippo Frassati,  un perfetto gentiluomo,  ex-ufficiale dell'esercito regio e  poi
            repubblicano,  partigiano  in  Val  d'Ossola,  comunista,  figura  di  spicco dell'Istituto
            Gramsci, collaboratore di Pietro Secchia nella redazione di storie della Resistenza,
            uno  studioso  affatto  estraneo  all'ambiente  universitario,  era  diventato  il  primo
            cattedratico  di  Storia  militare  (più  esattamente:  di  Storia  e  tecnica  militare)
            nell'Università  italiana  in  seguito  alla  convergenza  di  un  fascio  di  circostanze
            favorevoli,  prima di tutte la decisione di una commissione, di cui era  magna pars
            un  professore  di  Storia  moderna  con  il  pallino  della  storia  della  tecnica,  Luigi
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