Page 310 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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              I  risultati  cii  queste  ricerche  vennero  presentati  al  colonnello  Bruce  e  al
          dottore  Nabarro,  membri  della  seconda  commissione  della  Royal  Society,  giun-
          ta ad  Entebbe nel marzo del  J 903.  Essi  le  confermarono e  gl i riconobbero il  me-
          rito  clelia  scoperta della  eziopatogenesi  della  malattia del  sonno.  Kruse,  a  Bonn,
          il  18  maggioJ 903,  prendendo  ano  di  tali  risultati  propose  che  la  nuova  specie
          patogena venisse  chiamata "Tri panosoma  Castellani".
              l.a  sua  vita  si  divise  tra  i  laboratori,  l'insegnamento  universitario e  gli  im-
          pegni  militari.
              Partirò  dal  documento  matricolare  che  descrive  una  carriera  gloriosa,  co-
          stellata  da  riconoscimenti  per  il  suo valore  professionale,  per  il  coraggio e  la  de-
          dizione ai valori  supremi  della  patria e  per il  senso del  dovere  e  dell'onore.
              L'occasione  che  mette  Castellani  per  la  prima  volta  in  contano  con  la  vita
          militare  è  lo scoppio della  prima guerra  mondiale.
              1\  govel'l1o  serbo chiede all'Italia  del  personale sanitario  da  destinare  pres-
          so gli  ospedali  militari  in considerazione del  massiccio afflusso di  feriti  e dei  nu-
          merosi ammalati di patologie infettive dovute in gran parte alle precarie condizioni
          igieniche.
               Per  cui,  in  base  al  clecreto  luogotenenziale  che attribuiva  il  graclo  di  ufficia-
          le  superiore  ai  professori  universitari,  al  nostro  viene  conferito  il  grado  di  mag-
          giore della Regia Marina e la sua prima destinazione è in Macedonia in un ospedale
          gestito dagli  inglesi.
               Racconterà  nella  autobiografia  "Tra  microbi  e  Re":  "II  mio  lavoro  in  Ser-
          bia  mi  piacque.  La  patologia  del  paese  era  principalmente  tropicale e  mi  sentivo
          come a  casa  mia:  era come se  fossi  tornato a  Ceylon.  Il  tifo,  il  paratifo,  il  colera
          e  la  dissenteria abbondavano.  La  malaria era un flagello.  Il  novanta  per cento de-
          gli ufficiali e  dei  soldati  dei  battaglioni francesi  e  dei  reggimenti inglesi  arrivati  di
          fresco  nella  vallata  dello  Struma  ne  venivano  colpiti  entro sei  settimane.  In  che
          modo  potremo essere  delle  forze  combattenti?  Per  oltre  due  anni,  anzi,  la  mala-
          ria  fu  la  vera  causa degli  insuccessi  militari  degli  Alleati.
               Le  forme  perniciose erano  comuni, così  come erano  frequenti  le  forme  che
          simulavano altre malattie.  Eccone un  esempio.  Un giovane  lIfficiale serbo era sta-
          to trasportato in  un ospedale alleato non lontano dal  mio. Vomitava, aveva la  feb-
          bre alta  e  lamentava  dolori  lancinanti  nella  regione  addominale  inferiore destra,
          dolore che aumentava alla  benché minima  pressione.  Appendicite,  naturalmente!
          L'ufficiale  di  guardia  chiamò  il  chirurgo,  un  giovanotto  appena  arrivato  dall'In-
          ghilterra  ed ansioso  di  agire  egli  disse:  'Appendicite cancrenosa.  Dobbiamo  ope-
          rare  immediatamente'.
               Mi  trovavo anch'io,  per caso,  in  quell'ospedale invitato a  visitare  un  caso
          sospetto  di  lebbra  e,  in  via  di  cortesia,  mi  fu  richiesto  di  vedere  il  paziente.
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