Page 309 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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IL CONTRIIlUTO DELLE FORZE ARMATE ALLA RICFRCA SCIENTIFICA: UN ESEMPIO... 293
proprio due medici di Marina: il generale Aldo Castellani e il generale Filippo
Rho, e che la rivista ufficiale del Corpo Sanitario della Marina Militare - "Gli
annali di Medicina Navale" - dopo pochi anni dalla sua fondazione (1895) ag-
giungeva il termine "coloniale" in considerazione del particolare interesse in
questo settore sia per la nostra presenza nella colonia Eritrea sia per le interes-
santi relazioni di medici di bordo sulle patologie affrontate in zone lontane, sia
per gli specifici studi effettuati negli ospedali della R. Marina.
Peraltro le patologie tropicali allora suscitavano in ElII'opa preoccupazioni
ed inquietudine soprattutto in considerazione della scarsa conoscenza dell'ezio-
logia, delle modalità di trasmissione e per la impossibilità di disporre di un va-
lido presidio terapeutico, erano anzi più temute delle armi da guerra; questo
concetto lo esprimerà molto bene il grande igienista Paolo Mantegazza all'epo-
ca delle conquiste coloniali: "lo non temo le lance dei Somali né i coltellacci dei
Dancali, io non temo che i nostri soldati possano mostrare le spalle ai manipoli sel-
vaggi degli insorti del Madhi, io ho invece grandissima paura del sole abissino, il
più ardente dei soli planetari, ho paura del miasma tropicale quintessenza di bacil-
li funesti. Il petto che non si piega al rombo del cannone, può essere arso dalle
febbri africane. Oggi sulla costa del Mar Rosso la vita dei nostri soldati, più che
agli Ufficiali di artiglieria e di Stato Maggiore, è affidata alla sapienza e alla pru-
denza dei Medici Militari".
Alcune delle più comuni patologie coloniali, peraltro, le avevamo anche a
casa nostra, mi riferisco alla malaria che insisteva su alcune zone del territorio
nazionale e in particolare la Sicilia, la Sardegna, il Veneto, il Lazio e toccava an-
che ai medici militari di intervenire sia negli aspetti della prevenzione che in
quelli terapeutici.
lì'a gli aspetti preventivi ricorderò quelli legati all'assunzione, per il per-
sonale costretto ad operare in zone a rischio, di prodotti chinati come l'anice
chinato che era un liquore ad alto contenuto alcoolico.
Uno dei più grandi tropicalisti in divisa fu Aldo Castellani che nel 1902
scoprì in Uganda l'agente eziologico della malattia del sonno.
Dopo sei mesi di durissimo lavoro, il 12 novembre, scoprì nel liquor cere-
bro-spinale di un giovane paziente un piccolo parassita a forma di pesce, della
classe dei tripanosomi.
Fino ad allora erano state proposte numerose teorie eziologiche della ma-
lattia: Manson riteneva che essa fosse dovuta alla Filaria perstans, Ferguson
all'Anchilostoma duodenale. Gli esami del Castellani continuati a lungo su nu-
merosi soggetti, portarono a una conferma della presenza del Protozoo da lui
individuato.

