Page 77 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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       armistiziali  firmate il 29  settembre 1943, che non corrispondevano a quelle  sottoscrit-
       te  solo 23 giorni prima.
          Le Forze Armate italiane venivano tTas[ormate in  un complesso militare strettamen-
       te commisurato alla capacità di difendere le  frontiere nazionali e,  soprattutto, di  mantc-
       nere l'ordine pubblico; ogni telHativo di una loro ricostruzionc e rinascita al  di fuori del
       controllo  delle  Potenze vincitrici  veniva  reso,  di  fatto,  impossibile.  Il  ruolo  dell'Italia
       come potenza navale, in  panicolare, risullava draslÌcamente e definitivamente ridimen-
       sionato.

          Conclusione

          Argomento di  quest"a  relazione  era  "] ,a  ricostruzione  delle  l iorze  Armate  italiane"
       dopo la  fine  del secondo conflillo mondiale.  In sintesi, si  può affermare che l'avvio di
       tale  ricostruzione richiese quattro anni:  i primi due, dal  1945 al  1947, di  fiduciosa  atte-
       sa; i secondi due, dal  1947 al  1949, di amara delusione.
          Furono anni di esodo da parte di mollissimi ufficiali e sottufficiali in parte per moti-
       vi  di  fedehà  all'ex  casa  regnante  e  in  parte  per  rientrare  negli  organici  imposti  dal
       Trattato di  Pace.  Esodo doloroso che costTinse molti di questi uomini nelle condizioni
       di  doversi trovare un qualsiasi  tipo di lavoro per mantenere se stessi e le proprie fami-
       glie.
          Dal  1947  in  poi  furono  anche  anni  di  attesa  della  liberazione  dai  pesanlÌ  vincoli
       restrittivi impostici. L'unica speranza che le cose potessero mutare risiedeva nell'art. 46
       del Trattato di  Pace che prevedeva questa possibilità sollanto sulla base dell'accordo di
       tutte  le  Potenze  alleate  oppure  con  l'ingresso  dell'Italia  nell'Organizzazione  delle
       Nazioni  Unite.  Ma la  prima condizione divenne prest"o  irrealizzabile a causa della  cre-
       scente t"Cnsione internazionale che portò alla creazione della cosiddetta cortina di  ferro
       e  la  seconda  per  il  veto  ripetutamente  opposto  dall'Unione  SovielÌca  alle  successive
       domande di  ammissione all'ONU avanzate dall'l talia.
          Si giunse cosÌ all'aprile  1949 quando le  mutate condizioni strategiche, determinatesi
       ii1  Europa con l'avvento  del  Patto  At-Jantico,  permisero all'Italia  di  entrare a  far  parte
       dell' Alleanza  Atlantica.  Sembrò che  fossero  così venute  finalmente  a  crearsi le  condi-
       zioni politiche e giuridiche per il  definitivo superamento del 'l'rallato di Pace: ogni dif-
       ferenza  fra  l'Italia  e le  allre  Potenze occidentali avrebbe dovuto cadere; ogni discrimi-
       nazione  nei  suoi confl'OnlÌ  appariva  inaccettabile  e  ingiustificata; ora  essa  riacquistava
       finalmente dignità di  alleata agli occhi degli ex  nemici. Ciononostante, si dovette allen-
       dere fino  all'inizio  del  1953  perché l'Italia vedesse  ufficialmente accolla dalla  maggio-
       ranza dei Paesi firmatari la  sua richiesta di considerare superato, nello spirito e nel dirit-
       to,  il Trattato di  Pace.  Ma  il  momento della  "svolta"  fu  indubbiamente quello  dell'en-
       trata  dell'I talia  nella  NATO.  Da  allora,  infatti,  grazie  anche  al  loro  inserimento  nel
       Programma  di  Aiuti  Militari  statunitense  PAM  (\'ersione  italianizzata  del  MDAP:
       ìVIlltllal Defence Aid  Programme), le  nostre Forze Annate poterono finalmel1l"e  avvia-
       re, autonomamente e concretamente, la  propria ricostruzione, su un piano di parità con
       le  Forze Armat"e  delle altre Nazioni occidentali.


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