Page 74 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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A/be/to Zigllalli
Ma poi lentamente prese corpo un'opinione prevalente che fu ben espressa dal
generale Trezzani quando, in un suo pregevole studio, affermò irrealistico pensare che
l'Italia potesse avere «Forze Armate tali da consentirle una vita internazionale indipen-
dente», concludendo che il nostro Paese si sarebbe dovuto lirnitare ad allestire uno stru-
mento militare in grado di «ostacolare eventuali offensive nemiche o almeno trattener-
le in attesa delle potenze occidentali».
Da queste e altre consimili valutazioni emergeva così, in definitiva, che le alte gerar-
chie militari ritenevano strategicamente impraticabile la via della "neutralità" e, in
secondo luogo, che la "scelta occidentale" era vista come la naturale conseguenza della
collocazione maturata dopo 1'8 settembre 1943.
Infine, sulla pubblicistica militare vi furono degli scambi di opinioni fra i vari espo-
nenti delle tre Forze Armate sulla futura struttura delle stesse, anche in relazione a
quanto il Trattato di Pace avrebbe comportato.
Di particolare rilievo fu, fra i molteplici, uno studio dell'Ammiraglio Fioravanzo nel
quale, partendo dai presupposti geostrategici, dall'indeterminatezza della politica estera
italiana e, quindi, dall'impossibilità di individuare con esattezza il futuro probabile nemi-
co, si ipotizzava un'Aviazione dell'Esercito e un'Aviazione della Marina e, vista la pro-
babile impossibilità per l'Italia di disporre di una forza aerea strategica, si auspicava il
ritorno dell'organizzazione aeronautica italiana a quella precedente il 28 marzo 1923.
Questa diatriba si risolse nel 1947 quando negli Stati Uniti venne costituita l'USo Air
Force, quale forza armata indipendente rispetto all'U.S. Army e all'U.S. Navy, in consi-
derazione del determinante contributo fornito dalle forze aeree americane alla vittoria
nella Seconda Guerra Mondiale e al mantenimento della pace nel secondo dopoguerra.
Ciò contribuì a far definitivamente accantonare tali proposte.
Il Trattato di Pace
Mentre tali idee e progetti andavano evolvendo, il 10 febbraio 1947, dopo 18 mesi
di discussioni (dalle quali l'Italia era stata peraltro esclusa) e un'alternanza di speranze e
delusioni, fu firmato, a Parigi, il Trattato di Pace.
Alla Conferenza per la pace, che si era tenuta a Parigi dal 29 luglio al 15 ottobre
1946, avevano partecipato i 21 rappresentanti delle potenze vincitrici. Ilda quelli che ave-
vano preso tutte le più importanti decisioni erano stati i rappresentanti dei "quattro
grandi", tanto che il neozelandese Jordan sbottò un giorno: «Che razza di conferenza è
questa in cui una minoranza di c]uattro tizi ha sempre ragione? Questa è roba da Hitler
e Mussolini!».
L'Italia, agli occhi dei rappresentanti di Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna
e Francia era divenuta una pura espressione geografica da utilizzare come merce di
scambio per realizzare i loro disegni politico-militari. Alle clausole politiche (come quel-
la di darsi un regime democratico, di punire i responsabili del fascismo e di non perse-
guitare gli antifascisti implicati in azioni belliche contro la Repubblica Sociale), econo-
miche (come le riparazioni dovute a numerosi Stati occupati o attaccati da truppe ita-
liane nel periodo 1940-43) e territoriali (la perdita delle colonie, del Dodecanneso,
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