Page 69 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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La gllerra è jìllita. La fico.rtmziolle delle Forze Armate italiane
"ausiliaria", una grande quantità di ex partigiani che divennero quasi 24mila nel settem-
bre 1946, su una forza complessiva di circa 55mila unità.
Ma l'immissione massiccia e repentina di questo personale, il cui retro terra politico-
sociale era molto eterogeneo, incise sensibilmente e negativamente sulla capacit, ope-
rativa di un'Istituzione già in forti difficoltà. A tale proposito, è interessante régistrare
quanto scriveva, in termini preoccupati, il Capo della Polizia il 10 settembre 1944 al
Presidente del Consiglio:
«Il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza (ed è doloroso dirlo) è in istato di
disgregazione. Uscito dalla crisi ... con l'intollerabile peso dello spregio dell'opinione
pubblica, il più delle volte per notizie di stampa calunniose e per le intollerabili condi-
zioni di vita. A tutto ciò si aggiunga che si è tollerata l'iscrizione ai partiti politici: nuovo
elemento di disgregazione».
In considerazione di questo stato di cose, il ministero dell'Interno cominciò ben
presto a usare ogni mezzo lecito per indurre gli ex partigiani ad abbandonare il servi-
zio, cosicché circa 40 mesi dopo di quei 24mila ne erano rimasti in servizio non più di
7mila.
Diversamente dalla Pubblica Sicurezza, l'Arma dei Carabinieri aveva mantenuto una
certa compattezza organizzativa per cui, dopo la Liberazione, sia gli Alleati sia il
Governo puntarono decisamente sul suo rafforzamento, anche in deroga alle clausole
armistiziali. Questa posizione di privilegio consentì all'Arma di inserire nei bandi di
arruolamento aperti ai "combattenti della libertà" la richiesta, fra i requisiti dei candi-
dati, di uno «speciale attestato di idoneità morale, rilasciato da ufficiali o sottufficiali
comandanti di stazione secondo i criteri stabiliti dal Comando Generale». Con questo
accorgimento, pochissimi ex partigiani, forse nessuno, entrò a far parte di questa orga-
nizzazione. Nel contempo, il Presidente del Consiglio Ferruccio Parri, nel luglio 1945,
chiese e ottenne dall'ammiraglio Stone, Capo del governo militare alleato, un aumento
di 10mila unità, che divennero 20mila nel corso dell'anno successivo, consentendo
all'Arma di raggiungere un assetto organico pressoché definitivo che comprendeva un
Comando Generale, una Scuola, 3 Divisioni, 6 Brigate, 20 Legioni, una Legione Allievi
e, soprattutto, 18 Battaglioni mobili espressamente dedicati al mantenimento dell'ordi-
ne pubblico.
Anche la Guardia di Finanza, pur essendo riuscita a svolgere in qualche modo i pro-
pri compiti d'istituto fino alla fine del conflitto, avvertiva l'effetto deprimente della
sconfitta e la caduta di prestigio del mondo militare determinata dagli avvenimenti suc-
cessivi all'Armistizio. Anche per essa, quindi, iniziò fra molteplici difficoltà (equipaggia-
mento e uniformi ai limiti della decenza, armamento eterogeneo, parco automobilisti-
co praticamente inesistente, ecc.), il difficile recupero di condizioni minime di prestigio
e di efficienza necessarie per il pieno esercizio delle funzioni istituzionali, in un clima di
illegalità diffusa e di rifiuto generalizzato dell'autorità pubblica.
Ad aggravare la situazione vi fu la decisione politica di escludere l'organico del
Corpo da quello complessivo delle Forze Armate, al fine di attenuare i vincoli posti
dalla Commissione Alleata alle dimensioni dello strumento militare italiano, destinati a
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