Page 66 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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A/berto Zigllalli


           l'estate successiva, con la  decisione di costituire  6 Gruppi di  Combattimento, pari a 3
           Divisioni britanniche, con personale italiano e armamento ed equipaggiamento britan-
           nici.
              Ma,  evidentemente,  si  trattava  non di veri e  propri cambiamenti di  rotta,  bensì di
           reazioni  a  situazioni  contingenti.  Non  è  un  caso  che  alla  fine  del  dicembre  1944
           nell'''Istruzione  Amministrativa  n.  18"  della  Military  Mission  of  the  Italian  Army
           (MMIA)  si  affermasse che la  "direzione" dell'Esercito italiano sarebbe stata esercitata
           dai comandi anglo-americani e che soltanto un energico intervento del Capo di  Stato
           Maggiore  dell'Esercito,  generale  Berardi,  poté  modificare  il  termine  "direzione"  in
           "controllo" .
              E altrettanto significativo appare che, pochi mesi dopo, soltanto un'indovinata cam-
           pagna di stampa e radiofonica, tendente a sensibilizzare sull'argomento l'opinione pub-
           blica  americana  e  i  milioni  di  cittadini  di  origine  italiana,  potesse  indurre  la
           Commissione Interalleata di Controllo a ritirare l'ordine, emanato nel febbraio 1945, di
           demolire circa il 60% del materiale di volo, riducendo i velivoli dell'Aeronautica Militare
           italiana a soli 161  esemplari tra caccia, bombardamento, collegamenti, trasporti, scuole;
           decisione  che,  se attuata,  avrebbe implicitamente  condannato la  Forza Armata a  non
           esistere per lungo tempo come organizzazione bellicamente efficiente.
               La  situazione delle Forze Armate italiane alla  fine  dci secondo conflitto mondiale
           si presentò, quindi, come la  risultante di  un processo molto complesso di valutazioni,
           considerazioni,  decisioni,  politiche  e  militari,  non  infrequentemente in  contrasto  fra
           loro, che avevano finito con il determinare, di fatto, la  nascita di uno strumento milita-
           re del tutto peculiare.

              Le Forze Armate italiane alla fine del conflitto


              All'indomani  dell'8  maggio  1945,  pertanto,  le  truppe  italiane  dell'Esercito  di
           Liberazione operanti in Italia erano ripartite in tre blocchi, a seconda della dipendenza
           e dell'impiego:
              - sotto  comando  italiano:  66.591  uomini  (Carabinieri  esclusi),  inquadrati  in  3
           Divisioni di Sicurezza interna e truppe di Comandi ed Enti interni;
              - sotto  comando  britannico:  162.756  uomini,  ripartiti  in  5  Gruppi  di
           Combattimento e 5 Divisioni Amministrative;
              - sotto comando statunitense: 92.079 uomini, suddivisi in un Comando equivalente
           al  Corpo d'Armata  e  2 Divisioni Amministrative,  per un complesso  di  circa  320mila
           UOllli111.
              La NIarina, interamente posta sotto comando alleato, aveva terminato la guerra con
           una flotta la cui consistenza rappresentava un insieme di tutto rispetto. Il naviglio dispo-
           nibile assommava, infatti, a:  5 navi da battaglia, 9 incrociatori, 11  cacciatorpediniere, 22
            torpediniere e avvisi scorta, 19 corvette, 31  sommergibili, 44 MAS e unità similari, posa-
           mine,  navi  appoggio,  rimorchiatori,  per  un  totale  di  oltre  269mila  tonnellate  c  circa
           80mila uomini.
              L'Aeronautica, equipaggiata con velivoli da  combattimento alleati inquadrati, unita-


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