Page 67 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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La guerra è fil/ita. La ,icostrtfi/otle delle Forze Armate italia/1e
mente a quelli nazionali, nella "Ballmn Air Force", della quale erano responsabili gli
inglesi, al termine del conflitto disponeva di: 1 O Squadriglie Caccia, 4 Squadriglie
Bombardamento, 8 Squadriglie Trasporto, 8 Squadriglie Idrovolanti, 3 Reparti
Autonomi di Volo (per i servizi di collegamento del Comando Unità Aerea e del
Comando Aeronautica Sardegna e per le necessità della Presidenza del Consiglio dei
ministri), 2 Scuole di Volo, 11 Squadre Riparazioni per Aeromobili e Motori, per un
complesso di 492 velivoli - di cui 217 efficienti - e circa 30mila uomini.
Le forze militari di polizia, anch'esse appartenenti alle Forze Armate della Nazione,
alla fine del conflitto si trovarono equamente distribuite sul territorio nazionale, ma for-
temente logorate, soprattutto sotto il profùo disciplinare. Durante i 20 mesi della
Guerra di Liberazione, i loro uomini avevano cercato di restare alloro posto per man-
tenere l'ordine pubblico e tutelare, finché possibile, l'incolumità dei cittadini. In molti
casi avevano anche fattivamente collaborato con la Resistenza. Al termine del conflitto
la loro consistenza numerica era la seguente:
- Guardie di Pubblica Sicurezza: circa 27.500 uomini;
- Arma dei Carabinieri: circa 55mila uomini;
- Corpo della Guardia di Finanza: circa 30mila uomini,
per un complesso di circa 110mila uomini.
Dalla fine della guerra al Trattato di Pace
Il cotifronto con gli Alleati
Sin dai primi mesi del 1945, quando già si poteva intuire prossima la fine delle osti-
lità, gli Alleati avevano cominciato a porsi la vasta e complessa problematica del futuro
delle Forze Armate italiane.
In particolare, decisioni urgenti ritenevano dovessero essere prese in merito allo
scioglimento della maggior parte delle Unità ausiliarie, alla sorte delle Unità che aveva-
no combattuto o collaborato alloro fianco (Gruppi di Combattimento, Unità addette
alla sicurezza interna, Marina, Aeronautica) e alle modalità del loro sostentamento e del
loro equipaggiamento.
Era evidente che molti di questi problemi sarebbero stati in qualche modo risolti
dalle clausole del Trattato di Pace, ma, nel frattempo, si imponeva l'elaborazione di
un'idea di progetto sostenibile e, al tempo stesso, accettabile da parte delle potenze
alleate.
Secondo gli Alleati, in estrema sintesi, l'Esercito italiano avrebbe dovuto risponde-
re a due ben precisi requisiti: da un lato, essere contenuto, nella sua entità, nei limiti della ·a
"sufficienza" strettamente commisurata alla capacità di difendere le frontiere nazionali Jl
e mantenere l'ordine pubblico e, dall'altro lato, essere in condizione di poter venire "il
potenziato e di schierarsi - se richiesto - al fianco delle truppe alleate in una guerra futu- ~
ra. Ciò implicava la necessità di impedire all'Italia di poter disporre di una consistente >-<
aliquota di riserve facilmente mobilitabili e, quindi, l'abbandono della "ferma di leva" a ·1
favore del "volontariato". Per l'armamento e l'equipaggiamento delle unità si prevede- .~
va che vi provvedessero gli inglesi, una volta che fosse stata smantellata l'industria bel- Cl
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