Page 71 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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"Molte di queste previsioni, tuttavia, collidevano con le clausole armistiziali. Ma la
situazione interna e internazionale andava evolvendo in modo talmente preoccupante
che, in assenza di un Trattato di Pace, gli Alleati decisero di dichiarare superate talune
clausole dell'Armistizio e restituirono (siamo nel novembre 1945) al Governo italiano
la quasi totale sovranità territoriale e il pieno controllo dell'Esercito.
Partì così, con il beneplacito dell'amministrazione americana e del governo laburista
britannico, il progetto di costituzione dell'''Esercito di transizione".
Ma, come era prevedibile, subito sorsero dei contrasti fra lo Stato lVIaggiore
dell'Esercito e la Missione Militare Alleata sul ruolo operativo da affidargli: mentre lo
SME avrebbe voluto che le 5 Grandi Unità fossero delle Divisioni "normali" secondo
lo standard alleato, la MMIA intendeva configurarle esclusivamente come forze di
copertura e di controllo operativo del territorio in sostegno del potere civile. Alla fine
si optò per una soluzione intermedia, indicata eufemisticamente come "Divisione tasca-
bile" ("pocket"), idonea a svolgere un po' tutti i compiti, sia di difesa sia di sicurezza.
Ma l'emergenza del fronte orientale - dove si temeva che le due Divisioni alleate
stanziate in Priuli non fossero sufficienti a dissuadere la Jugoslavia da un eventuale atto
di forza - indusse ben presto gli Alleati a ritornare sulle loro decisioni e a disporre un
potenziamento delle 5 Grandi Unità, riducendo corrispondentemente le truppe desti-
nate all'impiego territoriale.
Tra l'agosto e il dicembre 1946 (non a caso in coincidenza con il deteriorarsi dei rap-
porti fra le due superpotenze e nell'imminenza della firma del Trattato di Pace)
1"'Esercito di transizione" fu praticamente completato e ciascuna delle 5 Divisioni, pur
restando binaria (su 1 Comando, 2 reggimenti di fanteria, 2 reggimenti di artiglieria,
oltre ad altri reparti vari), poté disporre di una potenza di fuoco e di una qualità e quan-
tità di mezzi del genio e delle trasmissioni che non aveva precedenti nella storia
dell'Esercito italiano.
Diversi furono, invece, i criteri adottati per la Marina e l'Aeronautica.
A differenza dell'Esercito, le unità della Marina "Militare rimasero, fino alla firma del
Trattato di Pace, sotto il controllo diretto (amministrativo e operativo a un tempo) degli
Alleati. Un controllo regolato da direttive "ad hoc" emanate nel marzo 1944 e
dall'Accordo Cunningham-de Courten.
In base a detti documenti si prevedeva di mantenere in piena operatività soltanto le
Unità della flotta che potevano risultare utili agli Alleati. Le altre erano tenute in riser-
va (ad esempio, le corazzate "Italia" e "Vittorio Veneto" ormeggiate presso i Laghi
Amari nel Canale di Suez, sotto sorveglianza inglese).
In sostanza, c'era uno stretto controllo diretto nei riguardi delle navi di riserva e un
controllo indiretto delle altre navi, il cui impiego avveniva tramite il ministero della
Marina.
Tutto ciò, in attesa delle decisioni che sarebbero scaturite dal Trattato di Pace e che,
in estrema sintesi, avrebbero dovuto stabilire quali navi l'Italia avrebbe dovuto cedere,
quali demolire e quali sarebbero rimaste a far parte della Marina italiana. Infine, l'ipote-
si di restituire anche il controllo della Marina al Governo italiano, nel dicembre 1945,
venne rapidamente accantonata.
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