Page 70 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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Alberto Zignani


            essere recepiti nel Trattato di Pace in corso di elaborazione. Di conseguenza, la Guardia
            di Finanza fu esclusa dalle cessioni di armi e materiali anglo-americani che, sin dal mani-
            festarsi della "guerra fredda", consentirono di rimettere in efficienza almeno una parte
            delle  Unità dell'Esercito  e,  in  particolare, i reparti dell'Arma dei Carabinieri,  sui quali
            soprattutto gli Alleati contavano per il mantenimento dell'ordine pubblico. In compen-
            so,  essa riuscì a evitare  (non si sa come, non essendo stata rinvenuta sinora documen-
            tazione al riguardo) le difficoltà che avrebbero potuto derivarle dall'incorporamento di
            ex partigiani.
               Per concludere, alla  fine  del 1947 la consistenza delle forze di polizia militare era la
            seguente:
               - Guardie di P.S.:        circa   46mila  uomini;
               - Carabinieri:            clrca   75mila  uomini;
               - Guardia di Finanza:     Clrca   30mila  uomini,
            con un incremento complessivo, rispetto al maggio 1945, di circa 40mila unità.
               Intanto, alla frontiera orientale andava montando anche la "questione giuliana", con
            il timore  concreto  di  arrivare  a vere  e proprie  ostilità  e  con il sospetto  che  l'Unione
            Sovietica stesse cercando di innescare nell'area pericolose manovre destabilizzanti tese
            a provocare una possibile "balcanizzazione" dell'Italia.
               In tale quadro, la prospettiva di smobilitazione delle  forze alleate rese impellente la
            necessità di sostituirle, almeno in parte,  con  forze  italiane,  andando oltre i Gruppi di
            Combattimento. Di qui la  decisione di dar vita a un "Esercito di  transizione", sotto il
            duplice  controllo del  Governo italiano e della  Commissione Alleata, quale  strumento
            militare intermedio che  facesse  da  ponte fra  l'Esercito al  momento esistente e quello
            che avrebbe dovuto essere allestito in relazione ai vincoli che sarebbero stati fissati dal
            Trattato di Pace.
               Un primo schema di "Esercito di transizione" venne concordato nello stesso mese
            di maggio del 1945 tra il Gen. Browning, Capo clelia MMI A,  e il ministro della Guerra
            italiano Casati.
               In particolare, esso si articolava in:
               - un Comando Centrale, composto dal ministro della Guerra e dallo Stato Maggiore
            dell'Esercito (SME): 2mila uomini;
               - un'Organizzazione Militare Territoriale, basata su 10 Comandi lVIilitari Territoriali,
            i Distretti e i Depositi: 7mila uomini;
               - Truppe per la protezione delle frontiere, costituite dai 5 Gruppi di Combattimento,
            il Reggimento "Garibaldi" e due Gruppi Alpini da costituire: 65mila uomini;
               - Truppe per la  sicurezza interna, costituite da 3 Divisioni con organico specifica-
            mente idoneo a questo compito e una Brigata territoriale di circa 2.500 uomini per cia-
            SCt1110  dei 10 Comandi Militari Territoriali: circa 40mila uomini;
               - Organi addestrativi, compresa l'Accademia Militare e il Centro di Addestramento
            di Cesano: 10mila uomini;
               - Unità varie dei Servizi (Sanità, Genio, Commissariato, ecc.):  circa 20mila uomini,
            per una consistenza complessiva di circa 145mila uomini, dotati di un armamento e un
            equipaggiamento interamente forniti dagli Alleati.



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