Page 72 - Le Forze Armate e la fine della II Guerra Mondiale - Atti 10 maggio 2005
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Alber/o Zigll(/Ili


              Per l'Aeronautica furono applicate modalità di controllo operativo e amministrativo
            ancora  diverse.  Il  Quartier Generale  Alleato,  infatti,  ritenne  inizialmente  di  limitarne
            l'attività al mantenimento in efficienza di un minimo nucleo di velivoli, tenendo a terra
            tutti i reparti di volo. Nel settembre 1945, pcrò, con il citato evolversi della  situazione
            internazionale,  tale  orientamento mutò  e  fu  conscntito  ai  piloti  di  praticare un  certo
            numero di ore di addestramento e di utilizzare gli aerci efficienti, ma solo in missioni di
            trasporto di personale civile. Come per la Marina, inoltre, l'ipotesi di mcttere in atto un
            regime  analogo  a  quello  dell'Escrcito  restituendone il controllo  al  Governo  italiano,
            venne subito accantonata.
              Talc situazione, che giustificava ampiamcnte il senso di frustrazione sia delle autori-
            tà politiche sia  di tutto il pcrsonale dclle  Forze Armate, si protrasse fino  alla  firma del
            Trattato di Pacco

               Il dibattito interno sul futuro  delle Forze Armate
               Ma,  fra  il 1945 e il 1947, parallelamente al confronto con gli Allcati, in Italia si svi-
            luppò anche un dibattito sia all'intcrno dell'Assemblea Costituente sia sulla pubblicisti-
            ca militare, sul  futuro delle Forze Armate nazionali.
               Su di essc incombeva, infatti, una prcoccupante serie di incognite: il referendum isti-
            tuzionale, l'epurazione nella Pubblica Amministrazione, il Trattato di Pace, il ruolo che
            avrebbero avuto nella nuova Carta Costituzionale e,  infine, la  collocazione internazio-
            nale dell'Italia.
               La  questione  istituzionale  fu  superata  senza  eccessivi  traumi,  se  non  per  quelle
            migliaia  di ufficiali che, per fedeltà alle loro convinzioni monarchiche, abbandonarono
            il servizio dopo l'instaurazione della Repubblica, nonostante il Re, lasciando il suolo ita-
            liano, avessc sciolto tutto il personale dal giuramento prestato alla sua pc l'sona, non da
            quello prestato alla Patria.
               Lo  stcsso generale  Raffaelc  Cadorna,  Capo  di  Stato  Maggiore  dell'Esercito  dal  4
            luglio  1945  al  31  gennaio  1947,  pur votando  per la  monarchia,  mantenne  l'Esercito
            rigorosamcnte neutrale nella contesa istituzionale e nei giorni cruciali dopo ilreferen-
            dum fu  garante del suo non intervcnto.
              Senza eccessivi  traumi furono  superate anche l'epurazione e la  polemica contro la
            fascistiz7.azione  delle Forze Armate, chc riguardò soprattutto Aeronautica ed Esercito,
            essendo semprc stata la Marina più schierata per la monarchia. I proccssi ad alti ufficia-
            li  (i generali Baistrocchi, Pariani, RDatta, già Capi di Stato Maggiorc, e altri) videro una
            prima fase in cui prevalse l'intransigcn7.a, seguita poi da una di clcmen7.a. Alla fine, nes-
            suna delle  220 condanne a mortc, pronunciate nell'Italia liberata a carico di esponenti
            del regime, riguardò un generale. Il problema dell'apporto tra militari e politica fu dibat-
            tuto  quasi  esclusivamcnte  nell'ambito  dcll' Assemblea  Costituente  c  posc  immediata-
            mente in primo piano la questionc dclla  "democratizzazionc" delle Forze Armate.
               Per le sinistre (soprattutto marxistc) la dcmocratizzazione implicava il coinvolgimen-
            to dci militari c dellc Forze Armatc nclla vita politica, attravcrso la media7.ione dei par-
            titi e delle Istituzioni rappresentative.
               Per i moderati del centro-dcstra e del ccntro-sinistra significava, invece, la restaura-


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