Page 237 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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IL SISTEMA DI RECLUTAMENTO:
                             UNA RIFORMA EPOCALE




                                        Virgilio Ilari *



                  a mia generazione di storici, che da giovane studiava le masse e da vec-
            L chia le élites, non ama più la  storia quantitativa. A me, invece, i gran-
                  di numeri fanno ancora una certa impressione. Ventiquattro milioni di
         italiani hanno prestato servizio militare nel secolo scorso, all'incirca un maschio
         su  due.  Metà  nelle  prime due guerre  mondiali,  metà  nella guerra  fredda  e  nel
         decennio crepuscolare seguito alla vittoria dell'Occidente. Un milione di caduti,
         quattro milioni di prigionieri, centomila volontari di guerra, duecentomila parti-
         giani,  centomila  disertori,  mille  fucilati,  tremila  medaglie  d'oro  sui  primi  12
         milioni:  quarantamila  impiegati  all'estero,  mille  morti  di  naja  e  duecentomila
         obiettori di coscienza sui  secondi 12.  Meno di  uno su venti  (forse un milione,
         per metà carabinieri) erano militari di carriera, con 1 Omila generali: il resto mili-
         tari di Leva, che esprimevano con la loro risposta alla chiamata un silenzioso ple-
         biscito alla nazione, ripetuto scaglione dopo scaglione, e tramandato di genera-
         zione in generazione.
            La riforma del sistema di reclutamento è stata l'unica veramente "bipartisan"
         compiuta dopo la  fine  della guerra fredda  e la  conseguente caduta della Prima
         Repubblica. A me sembra, però, che il  paese l'abbia percepita in realtà come un
         irreversibile e definitivo addio alle armi, pur a tratti inorgoglito dai 10.000 mili-
         tari  all'estero,  commosso dai  nostri  45  caduti  nelle  recenti  missioni  di  pace  e
         indulgente con la "correttezza politica" della riforma, del resto coerente con la
         deriva  "civile"  che  la  cosiddetta  "professione  militare"  manifesta  in  tutto
         l'Occidente.
            Ma c'è stata davvero, questa riforma? La  Leva, e con essa l'unica tradizione
         militare realmente radicata nella storia nazionale, è stata seppellita come un gatto
         morto. Il messaggio percepito dal paese è stato che era finita una scocciatura e


         *  Il  Prof.  Ilari,  impossibilitato  a  partecipare  al  Convegno,  ha  fatto  successivamente  pervenire
         questa relazione.

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