Page 238 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Virgilio limi


           che il militare, adesso, lo facevano le donne. La TV ci offre lo zapping fra  una
           trentina di polizie, tra italiane, francesi e tedesche: ma gli unici militari che fanno
           ancora audience sono le avvocatesse dei marines e la  Royal  Navy dei tempi di
           Nelson.  Non basta abolire  la  Leva  (e  professionalizzare il  servizio  civile)  per
           omologare  un  esercito  alla  British  Army o  ai  marines.  Naturalmente  qualche
           passo in quella direzione,  bene o  male, lo  abbiamo  fatto:  ma se  le  distanze  si
           sono un po' accorciate potrebbe anche dipendere dal fatto che, dopo tre anni di
           "guerra asimmetrica", con 3.500 caduti e 44mila feriti, neanche loro si sentono
           troppo bene.
              È  un  artificio  letterario  abusato,  ma di  una certa efficacia,  contrapporre le
           intuizioni viscerali al sapere scientifico. Tredici anni fa Ernesto Galli della Loggia
           costruì una fortunata interpretazione politologica della Prima Repubblica su una
           frase di Salvatore Satta. Si parva h'cet, calzerebbe rileggere lo sbarco italiano a Tiro
           in diretta televisiva, in contrappunto con la scena del Giorno del Giudizio, in cui il
           grande scrittore sardo fa gridare alla madre di un coscritto del maggio 1915 che
           l'Italia non era davvero in grado di fare la guerra. Vincemmo allora con la Brigata
           Sassari di Emilio Lussu, come sbarchiamo oggi con la Brigata Sassari dei capo-
           ralmaggiori.  Ci  sedemmo  esigenti al  tavolo  della  pace  di  Versailles,  come oggi
           siamo plebiscitati al Consiglio di sicurezza dell'GNU. Fedeli alla nostra tradizio-
           ne diplomatica, continuiamo, grazie ai nostri soldati, la secolare strategia nazio-
           nale del "peso decisivo". Eppure qualcosa non torna.
              I sistemi di reclutamento e i modelli di esercito non si scelgono in astratto e
           non si formano in pochi anni.  Sono il prodotto dell'epoca storica, coi suoi spe-
           cifici  fattori geostrategici e sociali; un riflesso della collocazione internazionale
           dello Stato, di cui servono ed esprimono la  sovranità.  L'Inghilterra, che aveva
           reintrodotto la Leva nel 1939, la abolì nel 1956 nell'illusione di conservare così
           un  simulacro  di  Impero.  Gli  Stati  Uniti,  che  l'avevano  reintrodotta  nel  1941,
           l'abolirono nel1975 perché 10 anni di guerra perduta avevano reso intollerabile
           il carattere  socialmente  iniquo  della  coscrizione  americana.  Entrambe  queste
           decisioni furono rese possibili da un mix di  fattori:  non solo il potenziamento
           delle armi convenzionali e nucleari, ma, nel 1957, il  riarmo tedesco, basato sul
           ripristino della Leva, e nel1975, il mantenimento della Leva da parte degli allea-
           ti continentali.
              La vittoria della guerra fredda ha spostato ad Est l'antemurale dell'Occidente:
           non a caso i due bastioni avanzati, la  Polonia e la Turchia, sono gli  unici paesi
           della  NATO  ad  aver  mantenuto  la  Leva  e  ad  essere  in  grado  di  mobilitare.
           Cessato del tutto il rischio di una guerra in Europa, la Francia ha sacrificato le
           forze continentali ad un Oltremare difficile da situare sul mappamondo: passa-
           ta in retrovia, l'Italia (imitata in parte dalla Germania) ha cercato di trarre da una




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