Page 298 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Michele No11es


           lo di asportazione da parte tedesca,'  il lungo periodo d'inattività.
              Tutto  questo  avveniva  mentre,  soprattutto  negli  Stati  Uniti  e  in  Gran
           Bretagna  (ma  anche in  Germania)  si  registrava  il  più  grande salto  tecnologico
           della  storia.  L'insieme  dei  nuovi  prodotti  e  processi  produttivi  messi  a punto
           durante la Seconda Guerra Mondiale è vastissimo e tocca tutti i settori industria-
           li e scie n tifi ci.
              Nel  presentare  la  "Storia  ufficiale"  dell'Office  of  Scientific  Research  and
           Development, l'organismo costituito durante la guerra negli Stati Uniti per svilup-
           pare nuovi equipaggiamenti militari, il suo direttore, V.  Bush, sosteneva: «È anche
           la storia di un rapido passaggio dai metodi di guerra adottati per millenni ... a nuovi
           metodi ...  Rappresenta, pertanto, una svolta nella grande storia della civiltà>>.2
              Fra le  principali novità nel campo delle armi convenzionali vi erano: proiet-
           tili  a carica  cava  e clecalibrati,  cannoni  senza rinculo,  missili,  radar,  spolette di
           prossimità, rivelatori  di  mine,  sistemi di  aiuto alla  navigazione, mezzi anfibi  da
           sbarco, napalm, lanciafiamme, motori a reazione, Schnorchel,3 ma anche bom-
           bardieri a lungo raggio e carri armati pesanti. A parte va poi considerato lo svi-
           luppo della bomba atomica con tutto ciò che ha comportato in termini di ricer-
           ca sull'energia nucleare.
              Il marcato ritardo tecnologico che aveva caratterizzato l'industria italiana allo
           scoppio della guerra, e che avrebbe contribuito ad  influire negativamente sulle
           nostre vicende militari, si era fortemente allargato cinque anni dopo ed era desti-
           nato a permanere fino  alla  fine  degli anni Sessanta.
              Non è possibile definire con precisione l'entità dei danni e del ritardo. Da una
           parte, infatti, si è teso ad evidenziare le  distruzioni al  fine di:  sostenere la richie-
           sta di  risarcimenti e finanziamenti pubblici, rivolta anche agli Stati Uniti; giusti-
           ficare  ristrutturazioni  industriali  e  finanziarie  nei  principali gruppi  economici,
           con gli  inevitabili  tagli  occupazionali;  esaltare,  negli  anni  successivi,  l'opera  di
           ricostruzione.  Dall'altra,  bisogna  considerare  che  gran  parte  dei  macchinari  e
           degli impianti ancora utilizzabili erano generalmente vecchi, sorpassati e spesso
           rivolti a produzioni ormai fuori mercato.
              Secondo l'autorevole economista  prof.  Saraceno, il danno complessivo sul-
           l'economia nazionale «sarebbe stato pari ad  una quota fra un quinto cd un sesto
           della ricchezza nazionale».4
              Per il  settore militare un'ulteriore difficoltà di valutazione è data dalla ricon-
           versionc di tutte le imprese verso il mercato civile, analogamente a tutti gli altri
           paesi,  ma  con l'aggravante delle  limitazioni imposte dal Trattato eli  Pace e del
           crollo  della  domanda  militare,  mentre  ovviamente  la  priorità veniva  assorbita
           dalle esigenze della ricostruzione.
              La  situazione dei  più importanti gruppi industriali  e dei  settori più  rilevanti




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