Page 126 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
P. 126
126 L’ItaLIa 1945-1955, La rIcostruzIone deL Paese e Le Forze armate
1943), l’innegabile validità di una Istituzione ultracentenaria salda sulle proprie
3
tradizioni .
Ciò portò evidentemente anche un rispetto verso tale organizzazione. Infatti, se
le clausole del Trattato di Pace fissavano la forza dell’Esercito italiano in 185.000
unità, è pur vero che quella dei Carabinieri era stabilizzata su 65.000 uomini, saliti
4
a 75.000 nel 1948. Ciò anche in conseguenza di altri fattori .
L’Italia, com’è noto, al termine del Secondo Conflitto Mondiale, subì le pesanti
restrizioni legate all’applicazione del trattato di pace del 10 febbraio 1947 siglato
con le potenze vincitrici . In particolare, l’Esercito, del quale l’Arma era una com-
5
ponente, aveva subito drastici tagli e ridimensionamenti insieme alle altre Forze
Armate. Inoltre, a tali limitazioni se ne aggiunsero altre, tra le quali si possono
ricordare il forte disavanzo economico e l’orientamento di natura politica ad un
sistema di difesa ove si delegavano altri Paesi . Tale situazione ebbe un cambio di
6
orientamento con l’adesione, per volontà del Gabinetto De Gasperi, al Trattato di
Washington dell’aprile 1949 che istituiva la NATO (North Atlantic Treaty Organi-
sation), della quale l’Italia si presentava convinta assertrice e membro fondatore.
A seguito di ciò, si ebbe un incremento nei bilanci della Difesa per quanto
riguarda la ricostruzione dell’Esercito, che ricevettero un’ulteriore accelerazione
con gli accordi bilaterali siglati con gli USA il 27 gennaio 1950, ovvero la mutua
assistenza difensiva (MAP) attraverso la quale materiali eccedenti il limite fissato
dagli accordi di pace sarebbero stati forniti proprio dagli USA. Inoltre, in tale pe-
riodo suscitò grande preoccupazione la corsa agli armamenti da parte dei Paesi del
3 In particolare, è sottolineata la posizione degli inglesi: “Due giorni [22 settembre 1943]
dopo il ministro degli Esteri inglese Anthony Eden rispondeva così a una interrogazione
dell’opposizione: «Perché usiamo i carabinieri? La Camera sa che essi non sono
un’organizzazione di tradizioni fasciste. Al contrario essi esistevano in italia molto tempo
prima del regime. Supponiamo per comodità di discussione che non avessimo usato i
carabinieri. Cosa avremmo dovuto fare? Avremmo dovuto impiegare almeno 10.000
soldati britannici per svolgere il loro compito, non altrettanto bene»”, AlessAndro Politi,
La storia dei Carabinieri – 17 – La caduta del fascismo in “Il Carabiniere” a. XLVI, n. 8-9
agosto/settembre 1993, pp. 79-94 e, in particolare, p. 94.
Gli inserti curati dall’autore sono stati resi consultabili anche sul sito istituzionale
dell’Arma; in particolare, si veda http://www.carabinieri.it/internet/Arma/ieri/storia/
Vista+da/Fascicolo+17/05_fascicolo+17.htm, consultato il 20 novembre 2012.
4 Pier PAolo MeccAriello, Le Forze di Polizia militari nel Dopoguerra, in coMMissione
itAliAnA di storiA MilitAre, Repubblica e Forze Armate – Linee interpretative e di ricerca,
Roma, IPI, pp. 195-233.
5 leoPoldo nuti, L’esercito italiano nel secondo dopoguerra, 1945-1950 : la sua
ricostruzione e l’assistenza militare alleata, Roma, Stato Maggiore dell’Esercito - Ufficio
storico, 1989.
6 enrico Pino, l’esercito e la ripresa in coMMissione itAliAnA di storiA MilitAre, l’italia
nel nuovo quadro internazionale e la ripresa (1947-1956), Gaeta, Stabilimento Grafico
Militare, 2000, pp. 15-21.

