Page 517 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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          ActA
          In mano americana (1943-1946):
          i soldati dell’Asse e la memoria



          Francesca SOMEnZARI



                on l’apertura del fronte di guerra africano, per gli Alleati si pose con grande ur-
          C genza il problema della sistemazione e della gestione dei prigionieri dell’Asse. Fin
          dall’inizio si assistette però ad una netta differenziazione tra tedeschi e italiani, destina-
          tari di politiche separate: se nell’immaginario americano i primi erano visti come sog-
          getti pericolosi, i secondi godevano invece di una considerazione nel complesso bonaria,
          in quanto ritenuti uomini semplici e meno indottrinati. Dai corrispondenti di guerra
          americani in Africa e in Sicilia, i soldati italiani erano descritti con visi sorridenti e se-
          reni, sempre immersi in un clima di ilarità e spensieratezza: “sgranocchiano biscotti,
          discorrono allegramente con chiunque voglia ascoltarli e chiedono fiammiferi alle loro
          guardie americane ”. A differenza degli italiani, i tedeschi si portavano dietro un’imma-
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          gine quasi sinistra che era chiaramente legata alla martellante campagna propagandistica
          anti-tedesca che aveva caratterizzato i paesi anglo-sassoni, e in particolare l’America, ma
          che affondava le sue radici già alla fine dell’Ottocento: alla Germania era stata automati-
          camente associata un’idea di minaccia e di terribile imprevedibilità . All’inizio degli anni
                                                                    2
          Quaranta, nelle più importanti università americane si iniziarono a tenere numerose
          conferenze di natura storica sulle caratteristiche della popolazione tedesca, che insiste-
          vano sulla diversità germanica rispetto al resto del mondo: aggressività, rapacità e incli-
          nazione alla crudeltà erano gli aspetti caratterizzanti e prevalenti .
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             Il manifesto e la vignettistica furono altrettanto sfruttati per la veicolazione di messaggi
          e di facili stereotipi. I tedeschi erano spesso raffigurati con sembianze diavolesche o
          animalesche, ma non umane. Le rappresentazioni furono numerose ed estremamente
          varie: il tedesco era talvolta un serpente, che doveva essere schiacciato, talaltra era un
          pidocchio che dava prurito in testa, talaltra ancora era simboleggiato da artigli neri che
          si avvicinavano lentamente ad una donna e al suo bebè oppure un’ ombra che coglieva
          all’improvviso un bambino. In altri casi le immagini furono più esplicite: con la svastica
          in primo piano i tedeschi avevano i tratti somatici di Hitler e la pistola in mano . La
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          propaganda negativa, che non distingueva tra regime hitleriano e semplici cittadini,

          1    Descrizione di E.Pyle, Brave Men, New York, 1944, citata da L. Keefer, Italian Prisoners of War in America,
             1942-1946, Praeger, New York, 1992, p. 14.
          2    Sul tema rimando a R. Vansittart,  Black Record. Germans Past and Present, Hamilton, Londra, 1941.
             Quest’opera, che presentava la stirpe germanica come rapace e bellicosa fin dall’alba della storia e che
             considerava il Nazismo come la naturale conseguenza e manifestazione di un percorso tanto aggressivo, ebbe
             in Gran Bretagna grandissimo successo, con mezzo milione di copie vendute.
          3    Sul tema rimando al lavoro di S. Terkel, The “Good War”, New Press, New York, 1997.
          4    G. Roeder, The Censored War: American Visual Experience during World War Two, Yale University Press, New
             Heaven, 1993, pp. 20-21.
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